Intervista a Giulio Vesprini – Progetto “Vedo a colori”

Ore 10.55 di un lunedì mattina. Arrivo all’appuntamento con un po’ di anticipo. Fa molto caldo e mi metto ad aspettare il “Capitano della ciurma a colori” sotto l’ombra del porticato del mercato ittico di Civitanova Marche. Intanto, avverto gli sguardi incuriositi di alcuni pescatori. Dopo qualche minuto di attesa arriva e si conferma una persona gentile e disponibile come lo era stato per telefono. Inizia, così, una piacevole conversazione con Giulio Vesprini, grafico e artista civitanovese nonché ideatore e curatore del progetto “Vedo a Colori” iniziato nel 2009: un progetto di riqualificazione urbana dell’area portuale di Civitanova Marche, al quale si era accennato nell’articolo sulla Street Art, che tuttora, non senza  difficoltà, va avanti. Giulio, in questo lavoro, è riuscito ad unire e combinare insieme arte e architettura, gli elementi stessi che danno vita alla sua doppia anima, ed è riuscito a realizzare uno dei porti, più dipinti in Italia: ha creato  un vero e proprio museo a cielo aperto.

Ciao Giulio, in cosa si distingue il tuo progetto nel fenomeno ormai dilagante della Street Art?

Questi progetti che nascono in provincia hanno secondo me un valore aggiunto rispetto a quelli delle grandi città dove la gente inizia un po’ a “masticarli”. Si è passati dagli anni ’90, quando c’era la caccia all’uomo, ad oggi dove comuni ed amministrazioni pubbliche aprono a questa che a tutti gli effetti  è una disciplina artistica. Il rischio che oggi c’è in questo campo è che tutto sta diventando una sorta di decorazione, di abbellimento senza un messaggio preciso alla città. È il rischio che corre anche “Vedo a Colori” come  qualsiasi altra manifestazione in Italia. Oggi parlare di Street  Art è un po’ inflazionato, io parlerei più di arte sociale, di recupero e riqualificazione urbana. Forse negli anni ’90 si faceva Street Art perché non sapevamo bene cosa stessimo facendo. Non c’era questa etichetta e nel gesto si era molto più puri, oggi no, le gallerie sono entrate nel sistema, cosi come le grandi case d’asta, la Street Art è diventata matura, forse troppo.
Cerco allora di inserire “Vedo a Colori” come un’offerta alternativa alla città, una pausa colorata tra il grigiume delle case.

Qual è allora la salvezza per un progetto come “Vedo a Colori”?     

Dal mio punto di vista, è quella di accettare il rischio di essere qualcosa che si avvicina più al ripristino e al recupero urbano, restituendo alla città una zona e migliorandola; accettato questo, ho accettato di fare un impianto più vicino al progetto che al festival. Ho evitato di cadere in un’altra trappola, ossia quella del format tv. In Italia ci sono molti festival dedicati alla Street Art, spesso sono spot e focus nella gran parte dei casi che durano un tempo predefinito, si accendono i riflettori solo per quel mese o weekend. Io ho voluto fare il contrario, ho voluto parlare del progetto che è la fase che manca, perciò spalmare “Vedo a colori” per tutto l’anno iniziando a dialogare con chi lavora nel porto. E’ un progetto perché ho voluto avvicinare arte e architettura, riuscendo a recuperare degli spazi senza la necessità di abbatterli e ricostruirli; ciò, legge un po’ il periodo storico in cui viviamo che è quello del recupero, del restauro e del ripristino. Io vedo questo come un qualcosa in più per il tessuto sociale: adesso è cambiata la cartolina del porto con i cantieri e il braccio del molo dipinti. C’è stato un riscontro positivo da parte della cittadinanza, ma soprattutto da parte dei padroni di casa, i pescatori, che oggi sono i primi a difenderli.

Proprio per evitare che si spengano i riflettori su questo progetto come è proseguito questo impegno iniziato ormai da circa sei anni?

Nasce nel 2009, sono stati cinque anni di attività, tre fasi: la prima fase è stata di ideazione e messa in opera del lavoro, la seconda fase è consistita nella catalogazione dei murales con fotografie e distribuzione del catalogo a tutte le biblioteche più importanti d’Italia, la terza fase è stata la mostra fotografica in un cantiere navale di quello che è stato il percorso più intenso, il 2014, oltre 1000 mq dipinti e 40 artisti.

Da qui il titolo della mostra fotografica “Cantiere a colori ” che si è conclusa qualche giorno fa e che ha avuto un notevole successo di pubblico se si pensa alla poca pubblicità e alla durata davvero esigua. Già il luogo stesso deputato per l’evento, un cantiere navale, dà l’idea di qualcosa in fermento e in continuo movimento e di trasformazione. Che significato ha avuto questa mostra?   

La mostra fotografica non è stata fatta come autocelebrazione del lavoro svolto in precedenza, ma come continuazione stessa del progetto “Vedo a colori”: ci ha dato l’opportunità di vedere ed utilizzare un cantiere navale come “altro”, un cantiere che possa diventare un laboratorio di esperienze culturali, che interagisca con il territorio e le sue realtà. Inoltre, la mostra è stata l’occasione per fare la storia del porto di Civitanova, ma anche per parlare delle sue grandi potenzialità a livello economico e turistico. A tale scopo sono stati molto interessanti alcuni progetti presentati dagli studenti della Facoltà di Architettura dell’Università di Camerino, che prevedevano l’inserimento dell’area portuale in un più ampio progetto di riqualificazione urbana, facendone il fulcro della vita cittadina (non solo attività culturali, ma anche apertura di piccole attività commerciali …) e di fatto collegandolo alle zone più centrali e maggiormente frequentate. Si vivrebbe così il porto in maniera diversa e in quest’ottica si potrebbe pensare di creare a livello turistico dei percorsi specifici con delle passeggiate sul molo per portarci i turisti, ma soprattutto le scuole.

Adesso che anche la mostra si è conclusa, come portate avanti oggi la vostra esperienza?

Oggi andiamo avanti con i colori che ci sono rimasti dagli anni passati, ma che stanno finendo, e con i permessi dei privati qui al porto, abbiamo ancora diversi muri. Adesso c’è un grosso punto di domanda, dove interrogo la città: noi abbiamo fatto questo, il progetto ha avuto grande visibilità, io per primo ho messo in campo i miei contatti, le mie conoscenze e si è parlato di “Vedo a Colori”  anche all’estero. Non è più un disegno sporadico qua e là, ma è  un’ambizione quella di recuperare il più possibile l’area portuale, portando il porto di Civitanova tra i più dipinti d’Italia (se non lo è già); per andare avanti bisogna vincere un altro bando europeo o l’amministrazione iniziare a crederci e a dialogare maggiormente con l’operato fatto fin ora. “Vedo a colori” è ormai una realtà consolidata che ha coinvolto artisti italiani giovani e preparati e adesso stanno arrivando anche artisti stranieri. Tutto questo, e me ne vanto, ha avuto un costo zero, delle amministrazioni passate nel progetto nessuno ha dato un euro, cosi l’attuale, a cui però va dato il merito di aver intercettato un bando europeo per la riqualifica delle aree portuali che mi ha girato, dandomi la possibilità di presentare e vincere i contributi necessari per la realizzazione. Non ho chiesto mai un aiuto economico e l’ultima mostra ne è un esempio. Il giorno di apertura della mostra sono stati presentati tre nuovi muri dipinti. La mostra è stato organizzata con tutti materiali presenti all’interno del cantiere (scale, reti metalliche, tacchi di legno dove si appoggiano le barche, vele non usate etc). Un’equipe ha lavorato a tutto questo intensamente e abbiamo dimostrato che si può fare. Abbiamo fatto anche un video, autoprodotto, una vera perla per il porto di Civitanova Marche. La gente crede in questo progetto e dà la sua disponibilità, il suo  tempo e tanta voglia di fare. Di persone ne sono passate tante e molte di esse si sono  perse per strada, è  “un porto di mare Vedo a Colori” tanto per rimanere in tema; “Vedo a colori” non è un’azienda o un’associazione, ma è un gruppo spontaneo di persone che si uniscono di volta in volta. Ovviamente, lo zoccolo duro che si carica sulle sue spalle tutte le responsabilità sono io ed altri due/tre amici che mi aiutano.

A questo punto, sarà allora così lungimirante l’amministrazione comunale?

 Mi chiedo se davvero c’è la volontà di concepire il porto come potenzialità di sviluppo per la città, che Civitanova può crescere con la sistemazione di quest’area, ridiscutendone tutto l’assetto.
C’è la consapevolezza che con dei dipinti, si unisce una città e si raccordano delle attività al porto, divenendo cosi una grande opera sociale? Bisogna iniziare a fare i conti con queste opportunità e con questi progetti. Noi continueremo finché avremo muri e colori, però potrebbero arrivare proposte da comuni limitrofi e chiederci di spostare il progetto. Sono moltissime le strade e le possibilità, da parte mia la massima disponibilità affinché si possa crescere culturalmente. Il rischio è che tutto questo venga colto a metà o per niente. 

 

\”Vedo a Colori\” official video 2015

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