L’IMPORTANZA DELLA PRATICA NELL’UNIVERSITÀ – Esperienze giornalistiche nell’UniMc.

di Marta Palazzini

La prematura scomparsa della giornalista di origini maceratesi Maria Grazia Capulli, avvenuta qualche giorno fa (21 Ottobre) a Roma, ha suscitato in me numerose riflessioni riguardo alla carriera giornalistica e la preparazione per una professione che è sempre in continuo cambiamento. Maria Grazia Capulli, nata a Macerata il 15 agosto del 1960, cresce nel tranquillo paese di Camerino(Mc); si iscrive poi alla facoltà di lettere antiche a Macerata, laureandosi cum laude in Storia della lingua italiana; l’esperienza che ha poi concluso la sua formazione avvenne a Camerino frequentando l’Istituto superiore di Giornalismo e tecniche audiovisive (diretta da Gino Pallotta), diplomandosi nel 1985, che le ha poi permesso di iniziare le collaborazioni con Il Messaggero e il Corriere Adriatico. La sua carriera giornalistica inizia da qui fino ad arrivare sul finire degli anni Ottanta all’assunzione in RAI, dove cominciano anni costellati da numerose soddisfazioni professionali. La sua figura rappresenta un punto di riferimento nell’ambito giornalistico, in particolare per ragazzi che aspirano ad intraprendere questo lavoro provenienti da atenei più piccoli, proprio come l’università maceratese, ma non per questo meno validi di altri.

Ciò che ha concesso a Maria Grazia Capulli la possibilità di entrare a far parte del mondo professionale fu l’esperienza alla scuola di giornalismo di Camerino, dove entrò in contatto con le testate giornalistiche locali. Un esperimento simile a quello diretto da Gino Pallotta ci fu anche a Macerata, quando venne istituito nel 1992 il corso di Diploma in Giornalismo; il corso si formava di un biennio di formazione di base e di un conclusivo anno di carattere professionale; nel corso del triennio lo studente avrebbe dovuto compiere un periodo di 12 mesi di pratica giornalistica presso un organo di formazione, quotidiano o periodico, inoltre entro il biennio lo studente avrebbe dovuto sostenere due prove scritte di composizione o elaborazione testi, una in lingua italiana e l’altra in lingua inglese; tra le materie affrontate si ricordano Teorie e Tecniche della Comunicazione di Massa, Informatica, Economia Politica, Sociologia, Storia del giornalismo e Comunicazione, Teorie e Tecniche del Linguaggio Giornalistico, Teorie e Tecniche del Linguaggio Radiotelevisivo tra quelle obbligatorie, e Tecniche dell’Intervista, Filosofia del Linguaggio, Storia del Linguaggio Giornalistico tra gli insegnamenti facoltativi.

Per il conseguimento del diploma universitario lo studente avrebbe dovuto sostenere una prova finale, consistente in un colloquio interdisciplinare sul contenuto degli insegnamenti e dei seminari dell’anno conclusivo, integrato dalla presentazione e discussione di un testo giornalistico.
Il corso che si trovava sotto il corso di facoltà di Scienze Politiche, fu soppresso nell’anno accademico 1998-99, per dare vita all’attuale corso di facoltà di Scienze della Comunicazione. Altri tentativi vennero effettuati da parte dell’università costituendo corsi post-laurea alla facoltà: come il master istituito dal 2008 al 2011 riguardo il giornalismo partecipativo,e quello del 2012 in Factual Television; attualmente non si annoverano esperienza di questo tipo nell’ateneo maceratese, anche se quest’anno verrà istituito il nuovo corso di facoltà magistrale in Comunicazione e Culture Digitali. Riflettere sull’esperienza professionalizzante degli anni Novanta potrebbe offrirci spunti senz’altro attuali: l’università di Macerata oggi offre un’ottima preparazione formativa(dimostrato anche dalle classifiche Censis degli ultimi anni), ma ciò che potrebbe ampliare gli orizzonti di tutti quegli studenti che si vedono realizzati in un mondo lavorativo complicato, sarebbe creare quel genere sopra citato di connessione fra mondo dello studio e mondo del lavoro (attraverso stage o tirocini di un anno all’interno di un quotidiano), soprattutto per una professione come quella giornalistica dove immettersi nell’ambiente professionale risulta determinante.
Un’ottima preparazione è comunque necessaria, ma spesso non aiuta ad orientarsi nel mondo professionale in maniera adeguata.

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