SPAZI “RICICLABILI” NELLA MIA CITTA’ – Idee per un centro maceratese moderno

di Marta Palazzini

Il centro storico di Macerata, da qualche mese, sembra godere di nuova vita e nuove opportunità; ciò che ha influito positivamente in questo cambiamento sono state le aperture di nuovi locali avvenute nell’ultimo anno per le vie della città (Lord Bio, QB o Quanto Basta,Central Eat ), che hanno favorito sicuramente un ripopolamento del centro storico. Non possiamo però evitare di riflettere su altre strutture del centro che invece, per sfortuna o per volontà, non godono più del prestigio di una volta.

Primo fra tutti è Palazzo Lauri, che si trova all’inizio di corso Matteotti: il periodo di maggiore splendore fu negli anni che vanno dal 1961 al 2003, quando divenne sede del centro commerciale Upim: 3 vetrine sul corso e 5 nella galleria, 3 piani con scalinata interna e con un gran numero di reparti.

I locali sono deserti da 12 anni e non si è riusciti a trovare fin’ora una soluzione possibile per quegli spazi. Diverse erano le ipotesi passate: mensa universitaria, iniziative aziendali, idee di punto di incontro e di ritrovo, ma in questi ultimi anni non sono state organizzate che mostre temporanee (ricordo la mostra fotografica di Carlo Balelli per il centenario della Grande Guerra),per poi trovare il resto dell’anno lo spazio completamente sgombro e chiuso.

 

L’altro grande polo di aggregazione e distribuzione all’interno del centro cittadino fu la Standa, che venne acquistata dal gruppo Coin nel 2000, per esser sede del centro commerciale Oviesse (contava due piani con scalinata interna,2500 metri-quadri). Questa, poi, si vide costretta a chiudere per problemi di spazi e per l’avvenuta apertura di una nuova sede al centro commerciale Corridomnia. I locali della Standa, chiusi dal 2012, risultano inutilizzati da ben 3 anni.

Questi che ho appena elencato non sono che gli esempi più eclatanti di un centro storico non ancora cosciente del valore delle proprie strutture e della sua eventuale ricchezza (ricordo la recente chiusura del Cinema Teatro Italia). Cercare di valorizzare questi spazi non è soltanto una presa di posizione idealistica ma una concreta possibilità di arricchimento e condivisione per l’intera città di Macerata. Per una struttura come quella dell’ex Upim, avente caratteristiche senz’altro uniche come l’ottima posizione che permette un facile accesso da parte di tutti i cittadini, ho pensato ad un possibile progetto di riqualificazione,che porterebbe senz’altro vantaggi all’intero centro storico: dare spazio alla recente forma di aggregazione del Co-working, che implica la condivisione degli spazi di lavoro, garantisce sostenibilità, offre opportunità di scambio professionale e la possibilità di fare rete; questi ambienti sarebbero adeguati soprattutto per liberi professionisti, startupper e giovani studenti con idee innovative, che hanno bisogno di spazi e mezzi per incontrarsi e dare vita al loro progetto. All’interno questi luoghi sarebbero costituiti generalmente da un angolo ristoro, presenza del wi-fi (dove a Macerata è già presente in tutto il centro storico), grandi e lunghi tavoli con computer a disposizione di tutti, ed altri dove invece è possibile isolarsi dalle altre persone e dedicarsi allo studio solitario; all’interno di altri appositi spazi potranno poi essere inserite macchine per l’uso della realizzazione dell’eventuale progetto, quindi con stampanti,video proiettori,specifici programmi computer e novità tecnologiche. Inoltre, avendo a disposizione spazi molto ampi, si potrebbe dividere le tipologie di attività nei tre piani a disposizione: il primo vedrebbe la parte per lo studio e l’aggregazione dei più giovani insieme all’area ristoro; gli altri due piani, invece, lo sviluppo del concetto di co-working per i liberi professionisti e non solo: uffici condivisibili, stanze riunioni, aule conferenze che saranno pagate in condivisione fra tutti coloro che ne usufruiranno, quindi sostenibili anche economicamente. All’interno sarebbe possibile riservare spazi diversi (postazione singola o sale riunioni) e per periodi di tempo che vanno da poche ore a mesi interi. Alla base di questo progetto si pone il concetto di condivisione e collaborazione degli spazi e delle idee fra studenti e lavoratori, esperienze queste che possono risultare utili e produttive nel mondo lavorativo moderno. È un progetto consolidato in Europa e che in Italia è avviato da diversi anni, ma che si è instaurato solo nelle maggiori città (Roma, Milano, Bologna tra le principali).

“D’una città non godi le sette o le settantasette meraviglie, ma la risposta che dà a una tua domanda” (Italo Calvino).

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