“Teoria dei generi”: Pro o contro?

di Andrea Ferrelli

L’amministrazione della Regione Marche, recentemente, ha dovuto dibattere su una questione molto scottante che nella maggior parte del nostro paese sembra rientrare ancora sotto la voce tabù: stiamo parlando della teoria “gender”.

Il casus belli che ha fatto esplodere questa polemica è stato l’esposto avanzato da alcuni genitori contro un istituto d’istruzione primaria nel quale veniva insegnata agli alunni della classe terza questa teoria anche con l’utilizzo di libri di testo specifici in cui sono rappresentati, in modo abbastanza simpatico, disegni di ragazzi e ragazze che affermavano il proprio sesso ma anche contemporaneamente la loro appartenenza al genere opposto.

Ma cosa è esattamente questa “teoria gender” o “teoria dei generi”?
Nata agli inizi degli anni settanta e sviluppata in seguito attraverso varie discipline, quali la psicologia e la filosofia, ha messo le sue radici anche nel vecchio continente trovando vari consensi.
Questa sorta di dottrina si basa principalmente sulla distinzione tra sesso e genere.
Difatti si danno due definizioni distinte:
Il sesso e ciò che si manifesta unicamente a livello biologico/ fisico;

Il genere è quel quid formato dalla cultura, dal pensiero e dagli atteggiamenti che va a definire, appunto, il genere di uomo o donna.

In sintesi: Se si nasce con le sembianze fisiologiche di uomo non è detto quindi che il genere sia per forza quello maschile.

Di conseguenza ciò porta implicitamente a parlare di Transgender, e di tutta quella trafila di discorsi legati all’acronimo L.G.B.T. (Lesbian, Gay, Bisexual & Transgender).

Ovviamente, alla vista di questa sorta di fumetti a tinte arcobaleno, i genitori e/o tutori di questi ragazzi si sono lamentati del fatto che questo argomento molto delicato venga impartito ai loro figli, e quindi hanno deciso di denunciare ciò rifacendosi all’articolo 30 della Costituzione, che così recita:

Art. 30.
È dovere e diritto dei genitori mantenere, istruire ed educare i figli, anche se nati fuori del matrimonio.

E’ giusto quindi che sin da piccoli i bambini abbiano la piena conoscenza di questo argomento? Oppure è più opportuno che rimanga a loro celato?

Si sa che l’obbiettivo della Scuola è quello di formare individui possidenti di facoltà professionali atte ad un determinato impiego da essi prescelto.
Ma è anche vero che essi devono essere in primis cittadini civili. Ciò che non viene appreso nelle scuole, dove l’insegnamento deve essere oggettivo, viene appreso dalla società in maniera soggettiva ed influenzata, di conseguenza l’individuo non avrà mai la piena facoltà di esprimere un suo personale giudizio, ma sarà condannato a vivere all’ombra di una sentenza altrui.

E dato che in Italia sembra che tutta la questione precedentemente dibattuta soffra di un giudizio negativo (a voi la scelta se oggettivo o soggettivo), sarebbe opportuno che questi individui, futuri cittadini italiani, siano in grado di rispettarsi l’un l’altro. Da piccoli o da grandi, bisogna educarli subito alla civiltà.
Anche perché probabilmente quando i Padri Costituenti ebbero redatto l’Art. 30, davano per scontato che l’istruzione da impartire avrebbe dovuto avere come base la promulgazione dell’amore e del rispetto altrui.
Non viceversa.

 

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