#17now: giornata internazionale degli studenti

Ottobre 1939, Cecoslovacchia: una manifestazione promossa da alcuni studenti finisce nel sangue. Pochi giorni dopo, un ragazzo (Jan Opletal) perde la vita in seguito agli scontri con le autorità naziste. Il suo corteo funebre, formato da numerosi studenti, diviene una manifestazione antinazista, cui seguono la chiusura di tutti gli istituti di istruzione superiore e l’arresto e la deportazione nei campi di concentramento di oltre mille studenti. Il 17 novembre, nove fra studenti e professori vengono giustiziati senza un giusto e regolare processo.

Per ricordare questi avvenimenti, il 17 novembre si celebra la giornata internazionale degli studenti.

La Dichiarazione Universale dei Diritti Umani, all’articolo 3, afferma che “ogni individuo ha diritto all’istruzione. L’istruzione deve essere gratuita almeno per quanto riguarda le classi elementari e fondamentali. L’istruzione elementare deve essere obbligatoria. L’istruzione tecnica e professionale deve essere messa alla portata di tutti e l’istruzione superiore deve essere egualmente accessibile a tutti sulla base del merito. L’istruzione deve essere indirizzata al pieno sviluppo della personalità umana ed al rafforzamento del rispetto dei diritti umani e delle libertà fondamentali. Essa deve promuovere la comprensione, la tolleranza, l’amicizia fra tutte le Nazioni, i gruppi razziali e religiosi, e deve favorire l’opera delle Nazioni Unite per il mantenimento della pace. I genitori hanno diritto di priorità nella scelta del genere di istruzione da impartire ai loro figli.”

Sono concetti ed affermazioni che tornano anche nella nostra Costituzione, quando, secondo l’articolo 34, “La scuola è aperta a tutti. L’istruzione inferiore, impartita per almeno otto anni, è obbligatoria e gratuita. I capaci e meritevoli, anche se privi di mezzi, hanno diritto di raggiungere i gradi più alti degli studi. La Repubblica rende effettivo questo diritto con borse di studio, assegni alle famiglie ed altre provvidenze, che devono essere attribuite per concorso.”

Eppure, le politiche messe in campo dagli ultimi esecutivi sul tema dell’istruzione sembrano allontanarsi sempre di più da questi obiettivi.

L’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico (OCSE) fotografa un paese in cui le disuguaglianze sono sempre più forti, e racconta la storia di un’Italia in cui il 20% più ricco della popolazione italiana detiene più del 60% della ricchezza totale del paese; mentre il 20% più povero non arriva all’1%. La risposta italiana a questa situazione è sotto gli occhi di tutti: anno dopo anno, la spesa sociale è stata tagliata pesantemente, compresa quella per l’istruzione.

Scuole ed università, insomma, sono state private di numerosi fondi. Con quale risultato? Oggi, denuncia Alberto Irone, la scuola ha smesso di essere l’ascensore sociale che era fino a qualche tempo fa. La dispersione scolastica supera il 15% e la scuola superiore costa, mediamente, più di 1.500,00 €.

L’università non se la passa meglio: recentemente, Eurydice ha pubblicato il National Student Fee and Support Systems in European Higer Education per il 2015-2016, che descrive la situazione di tasse universitarie e forme di supporto agli studenti in Europa. L’Italia, afferma Jacopo Dionisio, occupa il terzo posto in Europa relativamente all’importo medio delle tasse universitarie: 1.220,00 €, contro i 40,00 € della Germania. Complessivamente, gli studenti versano 1,5 miliardi di euro nelle casse delle università italiane, mentre il finanziamento delle borse di studio non arriva neanche ai 500 milioni di euro: una cifra inadeguata, buona solamente a produrre la figura dello studente idoneo non beneficiario. Il diritto allo studio coinvolge soltanto l’8% degli studenti, con un supporto medio che si aggira attorno ai 3.000,00 €. Sono numeri che rendono crudele il paragone tra l’Italia e molti altri paesi europei, a partire dalla Germania (dove, mediamente, il contributo si attesta sopra i 5.000,00 € e viene garantito al 25% degli studenti). Come se tutto ciò non fosse sufficiente, ad aggravare ulteriormente la situazione sono arrivati i nuovi criteri da adottare nel calcolo dell’ISEE, che, denuncia la Link, hanno espulso, nella sola Puglia, circa 4.000 studenti dal sistema del diritto allo studio.

È difficile, allora, stupirsi quando si legge che le immatricolazioni alle università diminuiscono: è un dato, tra l’altro, tristemente coerente con un mercato del lavoro aperto a professioni che non richiedono un titolo di studio elevato (rapporto Svimez). Ed è un dato che racconta di un sistema produttivo che lascia fuori dalla porta conoscenza ed innovazione.

In un paese come l’Italia, dove il tasso di disoccupazione giovanile è alle stelle, mentre quello dei giovani laureati piange, servirebbe come il pane un’istruzione pubblica di qualità, gratuita, laica ed aperta. Tuttavia, la legge di stabilità di cui si discute in questi giorni continua ad andare in un’altra direzione, che è quella vanamente percorsa negli ultimi anni: il Fondo di Finanziamento Ordinario (FFO) si riduce di 60 milioni complessivi per i prossimi tre anni; quello Enti di Ricerca (FOE) fa registrare un altrettanto preoccupante meno 14 milioni.

Insomma, se il compito dello Stato è quello di “rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese” (articolo 3 della Costituzione della Repubblica Italiana), la classe dirigente degli ultimi anni merita un’insufficienza.

Le piazze di ieri hanno ospitato gli studenti e le loro richieste.

“Più uguale” è la campagna promossa dall’Unione degli Universitari che chiede maggiori risorse per il diritto allo studio, politiche di contrasto alla dispersione scolastica, soluzioni all’emergenza ISEE e misure a sostegno di una vera cittadinanza studentesca.

La Rete della Conoscenza, invece, chiede un cambio di passo radicale rispetto alle politiche recenti: “tutto #pertutti, privilegi per nessuno”.

A Macerata, Officina Universitaria ha promosso un pomeriggio a misura di studente, con una lezione tenuta dal professor Marcello La Matina sull’evoluzione della figura dello studente e con un aperitivo tematico, intervallati da un flash mob, organizzato assieme ad Azione Universitaria, Obiettivo Studenti e Run Macerata, in ricordo delle vittime degli attentati di Parigi.

“Anche l’operaio vuole il figlio dottore” è uno splendido passaggio di una nota canzone dei Modena City Ramblers che racchiude il senso e l’importanza dello studio e dell’istruzione. È ormai giunto il tempo che le politiche in materia di diritto allo studio e di istruzione pubblica, siano fatte a misura di figli di operai che abbiano la possibilità di diventare dottori.

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