VILLA LAURI: COSTRUIRE, ABITARE, PENSARE.

Nessun posto è come casa mia ( Il mago di Oz )

Di Roberto Aureli.

Dai fasti ottocenteschi del vivere in villa, a ricovero per malati di idee e di polmoni, quello che ne rimane oggi di Villa Lauri è un complesso fatiscente nascosto da una selva cresciuta indiscriminatamente nel nostro ambiente urbano. Un ‘ polmone verde’ lasciato cadere nell’oblio dalla nostra comunità: anno dopo anno le varie proposte finalizzate a sfruttare le potenzialità di questo ‘tesoro murato’ si sono perse nel vento.

Macerata come ogni sistema abitativo espone nel proprio tessuto urbano le proprie utopie ed eterotopie, il termine medico traslato nel linguaggio filosofico da Michel Foucault per quei luoghi reali, utopie situate in contrasto con tutto il resto . Le utopie si collocano nel linguaggio delle favole, le eterotopie contestano, bloccano il discorso e inaridiscono le parole, capovolgendo i rapporti che loro stesse designiamo. La storia della villa può essere descritta usando questo concetto, nel corso dei decenni in un solo luogo si sono sovrapposte diverse localizzazioni incompatibili, subendo le pressioni della storia.

[..] Aveva importato purosangue inglesi e mucche da latte dal Nord dell’Italia. Aveva importato alberi, cespugli e fiori da ogni parte del globo, piantati con cura, in modo che tra il ricco fogliame si vedevano deliziosi scorsi del mare e degli Appennini ” ( Margaret Collier)

Il Conte Tommaso Lauri fu la personalità che dedicò oltre quarant’anni della sua esistenza alla realizzazione della dimora e del parco in stile neoclassico, importando alberi, cespugli e fiori da ogni parte del globo.

Un’ importante testimonianza riguardante i fasti originali della dimora del conte ci è giunta grazie agli scritti di Margaret Collier, romantica donna inglese che sposò il conte Arturo Galletti, militante garibaldino che si trasferì nel Fermano, dove rimase per molto tempo raccontando in due volumi la sua esperienza marchigiana (Our home by the Adriatic, Londra 1886, e Babel, Londra 1887 ).

La scrittrice visitò la Villa nella prima metà degli anni Ottanta e dalla sua descrizione è possibile rintracciare alcuni degli elementi originali del parco che ci sono giunti fino a noi: la Torre Belvedere,la sala di lettura ‘ Uncle Tom’s Cabin’, il Tempietto. Tutti questi edifici sono collegati da sentieri sepolti in un verde secolare composto da svariate specie vegetali che variano dall’abete greco al pino di Aleppo.

Noi non abitiamo perché abbiamo costruito,bensì costruiamo e abbiamo costruito intanto che abitiamo, ossia in quanto coloro che abitano sono.”(Heidegger)

La costruzione della Villa è una sintesi perfetta delle due definizioni riguardo il costruire esposte da Martin Heiddeger e Ortega y Gasset nel colloquio su Uomo e Spazio che si svolse a Darmstad nel 1951; riflessione nata dalla necessità di ripensare cosa significasse per l’uomo l’atto dell’abitare a seguito della distruzione comportata dalla Seconda Guerra Mondiale.

Tommaso Lauri morì nel 1894 dopo aver impegnato quattro decenni nella realizzazione della sua dimora capovolgendo il senso comune del “costruisci e poi abita” e concependo il processo di costruzione come un atto primo nel quale l’uomo riversa tutta la propria creatività e la capacità di immaginare mondi.

Dalla morte del conte il processo di costruzione passò in mano ad organi statali, il quale, non avendo eredi, destinò l’intera area del Sasso d’Italia alla cittadinanza, mentre Villa Lauri entrò a far parte del patrimonio della Congregazione della Carità.

Nelle prime tre decadi del Novecento, sotto l’ala della Provincia, la struttura cambiò la sua funzione da sede distaccata del manicomio di Santa Croce a sanatorio per i malati di tubercolosi . L‘utilizzo della struttura come sanatorio antitubercolare durò fino al 1982. Da quella data Villa Lauri si è trasformata in un monumento all’incuria della cittadinanza e all’immobilismo degli amministratori.

Dopo oltre vent’anni la società civile deve rivendicare l’atto di abitare la città, come atto concreto di fare mondo e restituire, mediante una forma specifica di intervento, un valore positivo a questa eterotopia.

Comments

comments

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *