Arabia Saudita, uno Stato Islamico

di Roberto Aureli

“ Lo Stato totalitario fa di tutto per controllare i pensieri e le emozioni dei propri sudditi in modo persino più completo di come ne controlla le azioni. “ (George Orwell)

In questi giorni concitati, in cui la paura jihadista fa temere al mondo Occidentale una ridisegnazione della mappa del Medio Oriente, cancellando i confini tracciati tramite l’accordo di Sykes-Picot dal governo francese e inglese, l’Arabia Saudita ha messo a morte la centoundicesima persona dall’inizio del 2015.

Ashraf Fayadh, poeta e artista di origine palestinesi è  stato condannato il 17 Novembre da un tribunale saudita per aver minacciato la morale pubblica,promuovendo l’ateismo tramite le sue opere. Adulterio, sodomia, omosessualità, apostasia sono  alcuni dei reati capitali previsti in ossequio alla Sharia, in aggiunta a : omicidio, stupro, rapina e traffico di droga. 

Il record di esecuzioni in Arabia  fu raggiunto nel 1995 con 191 condannati (solo un terzo era cittadino saudita). Dopo una lieve deflazione durante la prima decade del nuovo millennio, nel 2011, con 82 esecuzioni, l’Arabia Saudita si è guadagnata il titolo di terzo paese boia al mondo dopo la Cina e l’Iran. La maggior parte delle esecuzioni devono essere approvate in ultima istanza dal monarca saudita, capo di Stato e massima autorità religiosa, detentore, de iure, di poteri assoluti.

Delle innumerevoli anime stroncate da questi tribunali confessionali e non secolarizzati, quella che ha conquistato maggiormente il clamore mediatico è stata quella di Sadeq Mallallah,cittadino saudita decapitato,nel settembre del 1992, a 22 anni per apostasia dopo aver passato 5 anni in galera.
I media occidentali usarono questo avvenimento non come base per seria riflessione riguardo il rispetto dei diritti umani tra le “monarchie del petrolio”, ma come strumento di scontro ideologico tra civiltà.

Fayadh, 35 anni, nel 2013 è stato tra i curatori della mostra Rhizoma alla Biennale di Venezia, arrestato nel gennaio del 2014 e condannato a quattro anni di prigione e 800 frustate, dopo il primo ricorso,respinto,una  nuova corte ha deciso per la  pena capitale.

L’attivista e poeta Mona Kareem ha dichiarato al Guardian che Fayadh non può richiedere un avvocato poiché durante il suo arresto fu privato dei documenti d’identità. Questo conferma quanto sostenuto da Amnesty Internation sullo svolgimento tutt’altro che trasparente dei processi in Arabia Saudita, come ultima risorsa il poeta può presentare una richiesta d’appello entro trenta giorni.

Nonostante le preoccupazioni per la sistematica violazioni dei diritti umani espresse dalla maggiori organizzazione internazionali, il regno wahabita nega che tali pratiche siano comuni, ma con la condanna di Fayadh viene dimostrato, per la centoundicesima volta in quest’anno, la completa intolleranza di questo stato verso chi non condivide le opinioni religiose e sociali dell’ autorità costituita.

Nonostante l’evidente fondamentalismo di questo regime, il nostro governo ha autorizzato la terza spedizione del 2015 diretta in Arabia Saudita, contente componenti di bombe prodotte negli stabilimenti Rwm Italia di Domusnovas, in provincia di Carbonia-Iglesias, controllata dal colosso tedesco Rheinmetall.

L’Osservatorio Opal di Brescia, Rete Disarmo e Amnesty International hanno chiesto di sospendere l’invio di armi denunciando che questi ordigni vengono usati per bombardare diverse città dello Yemen; va sottolineato come il Consiglio europeo abbia evidenziato come gli attacchi sauditi, mirati a debellare il movimento sciita Houthi, abbiano impatto contro le infrastrutture civili : case, ospedali, scuole.

 

Comments

comments

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *