Volverè : Buenos Aires, andata e ritorno

 

di Matteo Orfei

“Tenetevi, o antiche terre, la vostra vana pompa – grida essa con le silenti labbra – Datemi i vostri stanchi, i vostri poveri, le vostre masse infreddolite desiderose di respirare liberi, i rifiuti miserabili delle vostre coste affollate. Mandatemi loro, i senzatetto, gli scossi dalle tempeste e io solleverò la mia fiaccola accanto alla porta dorata.” (The New Colossus, Emma Lazarus)

La grande emigrazione italiana affonda le sue radice nel desiderio di riscatto di intere fasce della popolazione, desiderio collegato alla diffusa povertà di vaste aree dell’Italia post 1861, rappresentando per il neo Stato Italiano una valvola di sicurezza contro possibili rivolte nelle campagne.
I periodi storici interessati maggiormente dal movimento migratorio vanno dal 1876 al 1915 e dal 1920 al 1929 ed ebbero modalità diverse a seconda del paese di destinazione; i paesi privilegiati dagli emigranti italiani furono sopratutto l’ America del sud e il Nord America.

“ Quasi tutto in Argentina può essere collegato agli italiani, ma non sappiamo bene che cosa sia specificamente italiano.” (F.Devoto, “Storia dell’Emigrazione italiana. Arrivi”)

Fin dal 1853, anno in cui l’Argentina divenne una repubblica federale, il governo incentivò l’emigrazione di massa attraverso appositi spazi legislativi : la Costituzione argentina sanciva la libertà d’immigrazione e la legge di Immigrazione e Colonizzazione del 1876 concedeva molte facilitazioni agli immigranti (alloggio gratuito per cinque giorni, biglietto gratuito in treno per l’interno, ufficio di Collocamento, promesse di concedere terra pubblica con effetti, nella pratica, limitati); questa tendenza continuò anche il generale Peron interessato ad intessere legami con l’Europa e in particolare modo con i poteri italiani.
L’emigrazione italiana assunse la forma di un fenomeno urbano, arrivando a fare dell’Argentina il paese con la più grande comunità italiana. Secondo il primo censimento nazionale argentino il 59% degli emigranti italiani si stabilì nella città di Buenos Aires, luogo in cui l’emigrazione europea creò un laboratorio in cui intraprendere l’ascesa sociale,i nostri connazionali si inserirono nella classe media locale, divenendo proprietari di case e sfruttando il facile accesso all’istruzione pubblica gratuita.

“Il termine comunità rinvia ad una particolare intensità del sistema di relazioni sociali, dovuta alla vicinanza e alla solidarietà di gruppo, alla parentela e alla condizioni di arrivo, di alloggio e di lavoro; alla lingua detta d’origine e all’Inter-lingua locale; all’età moderna. Considerarsi, infatti, come individui può significare uscire dalla dipendenza e dalla fusione comunitaria. Pratiche relative al consumo e agli scambi familiari e rituali; ai segni di riconoscimento e alle forme, in particolare religiose, di affermazione collettiva.” (Gallissot,2011)

I recenti sviluppi dell’antropologia hanno portato l’attenzione sull’etnicizzazione della comunità che, partendo dalla realtà degli stati nazionali intesi come primarie comunità di identificazione, hanno creato movimenti di chiara matrice contro-nazionalista; se la nazione è diventata simbolo della comunità originale e naturale di un popolo, ne è derivata la nazionalizzazione dell’identità e dei valori comunitari ad essa collegati, con la produzione di una etnicizzazione degli stranieri, in nome della differenza che li distingue dalla comunità nazionale nella quale si trovano a vivere.
Nel caso argentino questo si evince dalle isole di italianità create dalla comunità di emigranti tramite lo sviluppo di legami “caldi” : la grande quantità di bandiere, in certi quartieri, dava a Buenos Aires l’aspetto di una città italiana, inoltre nel 1895 su 143 pubblicazioni periodiche, 13 erano scritte in italiano.
Utilizzando il punto di vista statistico notiamo come gli italiani che oggi vivono in Argentina sono circa 1.198.00, calcolando anche i discendenti fino alla terza generazione (ovvero le persone che possono rivendicare lo ius sanguinis) si raggiungono i 5-6 milioni per lo più residenti nella capitale.
La società argentina si sviluppò come uno scenario poco conflittuale, in cui le varie culture coesistono insieme senza perdere la loro identità favorendo il pluralismo sociale; gli immigrati italiani ottennero successo nel commercio, nelle arti e nella politica.
L’associazionismo italiano si presentò con vigore, si deve all’influenza italiana la nascita delle prime organizzazione sindacali e la diffusione dell’anarchismo e del socialismo, non stupisce che molti presidenti e politici argentini abbiano origini italiane.
Un caso collegato alla nostra realtà cittadina è quello del locale Volverè, spazio che ospitava lo storico forno di Tamburrini Bernardino, in cui era dipendente uno dei 1800000 marchigiani emigrati in Argentina; quasi settant’anni dopo il nipote Juan ha deciso di utilizzare lo stesso spazio per raccontare, tramite specialità e sapori, il legame che lega Italia e Argentina.

 

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