Rivolte arabe e rivoluzione tunisina

Di Roberto Aureli

Sono magnifici,

questi giovani fanatici,

credenti senza Dio,

eroi senza retorica.

Michail Bakunin

“C’est une Révolte?» «Non, Sire, c’est une révolution”. 14 luglio 1789, con queste parole il duca di Liancourt annunciò al monarca francese la presa del carcere della Bastiglia, simbolo dell’assolutismo monarchico. Il termine rivoluzione differisce dal colpo di stato, il quale consiste nella presa del potere da parte di un gruppo organizzato mediante un’azione militare al fine di instaurare un regime autoritario o di “ emergenza”; dalla prospettiva del potere costituito il colpo di stato proviene in seno ad esso, mentre la rivoluzione proviene dall’esterno della struttura dominante.
La componente popolare rappresenta una caratteristica essenziale della rivoluzione, ma quali siano le modalità della sua realizzazione, non si esaurisce nel cambiamento dell’ordine politico per mezzo delle masse. Come scrive Hannah Arendt “ le rivoluzioni sono gli unici eventi politici che ci pongono direttamente e inevitabilmente di fronte al problema di un nuovo inizio. Le rivoluzioni, in qualunque modo si voglia definirle, non sono semplici mutamenti”.

Un esempio di come le rivoluzioni rappresentino uno scarto qualitativo si può trovare nel progetto sociale della Rivoluzione Francese dell’Ottantanove, la cui intenzionalità di creare un nuovo ordine non si esaurì nella decapitazione e la conseguente caduta della monarchia di Luigi XIV, ma finì per investire anche campi esterni alla politica, fino ad inglobare ogni aspetto del sociale.
Tutto ciò che era valido nell’ancien regime venne considerato privo di legittimità e sostituito da nuovi simboli, valori e categorie. Neppure lo scorrere del tempo ne fu immune e fu introdotto un nuovo calendario ispirato agli ideali illuministici e fisiocratici, nel quale l’ “ anno uno” corrispondeva alla caduta del sovrano ad indicare l’inizio di una nuova era; furono cancellati i simboli cristiani, il 10 novembre 1783 , con una celebrazione alla libertà organizzata da Pierre-Gaspard Chaumette, Notre Dame divenne tempio della Ragione, mentre nei cimiteri ad opera del futuro capo della polizia di Napoleone Joseph Fouché e le croci furono sostituite dal motto “ La morte è un sonno eterno”.

Prendendo in esame la “Primavera Araba”, la serie di rivolte che hanno interessato il Nord Africa e altri paesi arabi tra la fine del 2010 e l’inizio del 2011, notiamo come la Tunisia sia l’unico paese ad avere iniziato un processo di democratizzazione; altri contesti come ad esempio quello egiziano e quello libico sono stati segnati da una brusca interruzione del processo di transizione, nel caso della Libia fino ad arrivare ad una guerra civile, mentre la Tunisia ha superato questa prima fase.

Il 26 ottobre 2014 si sono svolte le prime elezioni parlamentari dopo la caduta di Ben ‘Ali. Infatti quelle svolte nell’ottobre del 2011 erano mirate ad eleggere l’Assemblea Costituente con il compito di redigere la nuova Carta Costituzionale; compito svolto non senza difficoltà vista l’esigenza di inglobare all’interno del testo le istanze di tutte le forze politiche e sociali , in uno scenario di crescente polarizzazione tra le forze islamiche e le forze secolari.

Le elezioni parlamentari del 2014 hanno costituito il “battesimo del fuoco” del nuovo sistema politico posto in essere dopo la caduta di Ben ‘Ali; il partito islamico Al-Nauda ha perso la maggioranza relativa conquistata nel 2011 ma ha saputo riconoscere la sconfitta concedendo aperture alla formazione secolare Nidaa Tounes.
La Tunisia dimostra di essere l’unico paese a dar seguito alle istanze promosse dalla Primavera Araba, avendo avviato un processo di cambiamento politico-istituzionale ancora in atto.

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