“Senza Schengen non ci sarà più l’Europa” – L’incontro di Laura Boldrini con i giovani maceratesi

di Marta Palazzini

La conferenza di lunedì mattina, avvenuta nell’aula più capiente dell’università di Macerata (è stata

infatti precedentemente spostata dall’aula Magna al San Paolo), tenuta da Laura Boldrini, presidente della Camera dei Deputati, aveva come titolo “L’Europa dei cittadini”. Per introdurre la Boldrini, interviene subito il rettore dell’università di Macerata Luigi Lacchè, ponendo i saluti ed i ringraziamenti alla Presidente, alle autorità presenti in aula e agli studenti accorsi numerosi; il suo breve discorso iniziale focalizza l’attenzione sul progetto “Europa” nato con il manifesto del 1941 a Ventotene, ideato da 4 giovani intellettuali (Altiero Spinelli, Ernesto Rossi, Eugenio Colorni e Ursula Hirschmann), e basato su l’idea di solidarietà, di pace e di libera circolazione delle merci, e soprattutto delle persone. Il secondo intervento è quello del professore di filosofia teoretica Roberto Mancini, il suo discorso tende invece a puntare l’attenzione sull’Europa di oggi, sullo stato attuale dell’unione degli stati, partendo da una domanda: “Come mai oggi ci si sta interrogando sull’esigenza di doverla o no costruire?”.

L’Europa oggi, secondo il professore, ha perso il suo ideale, è ridotta solamente a burocrazia e mercato, e non parla realmente ai giovani, ai lavoratori, agli stranieri. Questa perdita d’identità non ha fatto altro che far riemergere delle tendenze che sono contro la democrazia e il progresso: le tendenze xenofobe, le tendenze neofasciste, ed infine le tendenze ai nazionalismi e localismi (che come specifica la Boldrini nel suo intervento, non hanno nulla a che fare con l’amore verso la propria patria). Infine ci viene presentata la lectio magistralis della Presidente della Camera dei Deputati, la Boldrini comincia la sua riflessione con i giovani che ha di fronte partendo da  due concetti di partenza come “Europa” e “utopia”, fondendoli insieme in un’unica parola “Eutopia”: questa infatti non è solamente un’idea geografica, un posto determinato e specifico nel mondo, ma è un bacino culturale e di valori. Continua il racconto parlando dei suoi numerosi viaggi nei posti più disagiati del mondo, dove ha svolto il servizio con UNHRC e ONU, e afferma che per tutti questi paesi parlare di Europa significa parlare della “terra dei diritti”.

Ripercorre, poi, in maniera chiara e telegrafica, le varie tappe che ci hanno portato alla costruzione dell’Europa, come oggi la conosciamo: i già citati quattro giovani confinati all’isola di Ventotene, che posero le fondamenta per un’Europa libera ed unita tramite il Manifesto di Ventotene (1941), la Dichiarazione di Schuman del 9 maggio 1950 con cui si arrivò alla Comunità europea del carbone e dell’acciaio, la formazione, il 27 maggio del 1952 a Parigi, della Comunità europea di Difesa, con la creazione di un esercito europeo,il 10 marzo del 1953 si approva il trattato costituivo della Comunità politica europea,il 25 marzo del 1957 i trattati di Roma che istituirono la Comunità economica europea,il 14 giugno 1985 viene firmato il trattato di Schengen dove si aboliscono i controlli sistematici delle persone alle frontiere, fino ad arrivare al 7 febbraio del 1992 con il trattato di Maastricht, quindi al Trattato sull’Unione europea. Nell’arco di tutti questi anni l’Europa è partita da un numero di 6 Stati aderenti, fino ad arrivare ad un numero di 28. Oggi però l’Europa vive una crisi che non ha precedenti, è il momento forse più buio e difficile dell’Unione Europea (ogni giorno viene messo in discussione il trattato di Schengen, la Gran Bretagna è al referendum, la questione greca e il grexit).

La Presidente della Camera, a riguardo, usa una metafora esemplificativa del progetto Europa: “Essa è stata come una macchina, che per molti anni ci ha portato lontano, ma che ora ha bisogno di essere cambiata; questa macchina non potrà continuare a portarci nel progresso; dobbiamo cambiare il modello”. Continua nel sottolineare gli aspetti positivi e concreti nell’Unione Europea: la pace, la moneta unica (punto su cui si scatenano i principali oppositori), la libertà di circolazione, la risoluzione di grandi problemi internazionali, come la minaccia dell’ISIS o di altre organizzazione terroristiche : “I singoli stati da soli non potranno mai sconfiggere qualcosa che è più grande di loro”. I toni cominciano ad alzarsi  e la Boldrini ad infervorarsi toccando i temi di stretta attualità: “Senza Schengen non ci sarà più Europa; bisogna piuttosto svolgere un lavoro di controllo delle frontiere, ma di quelle europee e non nazionale; puntare di più sul lavoro collaborativo dell’intelligence fra i vari stati membri”. Non manca il riconoscimento degli evidenti sbagli effettuati dalla politica economica europea in questi ultimi anni: “Austerity è stata la ricetta sbagliata, ma l’austerity non è l’Europa”.

Alcune riforme, sostiene, sarebbero comunque da valutare per permettere al cittadino di sentirsi pienamente un cittadino europeo, un cittadino degli Stati Uniti d’Europa, e non solamente un cittadino nazionale: introdurre il reddito minimo di cittadinanza europeo (come espressione dell’Europa dei cittadini), avere una maggiore rappresentanza e possibilità di scelta facendo votare i cittadini europei con liste trans-nazionali i deputati del Parlamento Europeo.

 

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