Ci vado in bicicletta (parte I) – Perché incentivare una diversa viabilità di Macerata

di Marta Palazzini

L’incidente di qualche settimana fa di un autoveicolo con una bicicletta,  avvenuto a Macerata in via Leopardi alle ore 15 circa, mi ha fatto riflettere su una problematica sempre più discussa riguardo la nostra città: è possibile che in un centro urbano come il nostro, dotato di punti nevralgici per la vita cittadina e per le comunità che le sono intorno, non si sia mai presa in considerazione la possibilità di costruire di una pista ciclabile? Certo la geomorfologia del nostro territorio non ci viene per nulla incontro, essendo Macerata una città situata sopra una collina e caratterizzata quindi da un “sali e scendi” continuo, in particolare per zone che si trovano più dislocate dal centro storico. Ma per i più pigri, ormai da anni, esiste la bicicletta a pedalata assistita: questa è ormai diffusa, molto silenziosa, non ha nessuna emissione inquinante (con motori quasi esclusivamente elettrici) ed ha un’autonomia che varia da qualche decina di Km fino ad arrivare ai migliori modelli che superano i 150 Km.

Perché allora non pensare alla viabilità di Macerata in maniera differente?

Innanzi tutto sappiamo che una città che usa la bicicletta è una città più pulita ed ecologica; la tematica del cambiamento climatico, più attuale che mai (si pensi la quasi totale mancanza di piogge negli ultimi mesi), dovrebbe essere uno dei motivi per incentivarci ad usarla. In secondo luogo, e non retoricamente, è un tocca sana per la salute di chi la usa, per chi non fa sport giornalmente o non fa movimento con regolarità; anche un piccolo tratto o uno spostamento tutti i giorni (quando il tempo lo permette) fa si che il nostro metabolismo sia più veloce ed efficace.

Si contino inoltre gli anni di salute che si guadagnano ad evitare il traffico e l’imbottigliamento e di conseguenza lo stress, in particolare in certe vie principali come Corso Cairoli (minimo un quarto d’ora, nei momenti clou della giornata, solo per fare quei duecento metri) e lo stesso vale per Corso Cavour. Per questo si dovrebbe iniziare a guardare e pensare Macerata diversamente: una città che non sia esclusivamente per autoveicoli, ma che si basi concretamente su spostamenti alternativi come la bicicletta e i mezzi pubblici.

In Europa se ne parla oramai da tempo, in particolare in Francia dallo scorso settembre è diventato regime per il progetto antismog; la ministra dell’Ecologia francese, Segolene Royal ha varato questo provvedimento, salutato da molti come una piccola rivoluzione: tutti coloro che decideranno di recarsi al lavoro sopra le due ruote riceveranno un indennizzo di 25 cent al Km. Questa non è sicuramente una questione di soldi, ma lo interpreterei come un reale tentativo di creare degli incentivi affinché si usi maggiormente la bicicletta e si rispetti di più l’ambiente.

E in Italia?

In Italia il primo comune ad aderire a questa idea è stato quello di Massarossa, in provincia di Lucca, attraverso il progetto “Bike to work”. Il Comune toscano pagherà fino a seicento euro l’anno chi sceglie di andare a lavoro con la bicicletta anziché con l’auto. Il Comune ha stanziato per questo progetto 30 mila euro ( viene specificato che sono parte degli incassi delle multe destinate alla sicurezza stradale). Spero che il Comune fiorentino faccia da apripista e da portabandiera per un progetto che vale la pena considerare per rivalutare le priorità delle nostre città.

Quindi sarebbe ora per Macerata di attrezzarsi adeguatamente, sfruttando anche le possibilità che ha per l’eventuale costruzione di una pista ciclabile: provate ad immaginare soltanto per un attimo di eliminare tutti i parcheggi intorno alle mura, o una parte di essi, per metterci al loro posto una pista che circondi almeno tutto il centro storico e le mura cittadine; immaginate di eliminare le macchine che sostano dove non dovrebbero in Corso Cairoli (quella pista collegherebbe il centro storico con la struttura ospedaliera) e Corso Cavour; piuttosto che rallentare il traffico per via delle macchine che sostano in spazi vietati rendendo la carreggiata più stretta, preferirei rallentarlo per una buona causa come quella della pista ciclabile. Per non parlare di vie che grazie alle loro dimensioni potrebbero già essere pronte per ospitare una pista: si pensi a viale Don Bosco (così si creerebbe un collegamento diretto tra la stazione e il centro), la zone dei Giardini Diaz, via Cioci, via Roma, via G. Valenti, soddisfacendo così il tratto di strada dal centro per i vari quartieri della città.

Rendendo quasi tutto il centro più pedonalizzabile, si sfrutterebbero meglio anche i parcheggi che si trovano adiacenti al centro e che sono ben collegati con esso, come il parcheggio Sferisterio, il parcheggio Garibaldi, ma soprattutto il ParkSi, ideato appositamente per creare un punto di facile accesso al centro cittadino (e spesso vuoto). Non sto sicuramente parlando di un progetto semplice né immediato, ma cambiare la nostra mentalità di vivere la città in una mentalità più sana, più pulita e meno stressata, è un’idea che non può essere più accantonata ma valorizzata seriamente per la realizzazione concreta di alcune piccole rivoluzioni cittadine.

Nonostante i mie alti ideali, so che il progetto di una pista ciclabile, sebbene sia la modalità più auspicabile, non è sicuramente la soluzione più fattibile e concretamente realizzabile in una realtà complessa e anche così comunemente non affezionata alla cultura della bicicletta come quella di Macerata; per questo sono stati presentati nel corso degli anni altri progetti, nuovi modelli cittadini verso cui aspirare e su cui riflettere profondamente perché effettivamente una diversa viabilità è possibile. Uno dei modelli più rivoluzionari, oggi previsto in molte città europee (nonché direttiva del Parlamento europeo) è il modello della zona 30 Km/h, di cui farò un particolare approfondimento nel prossimo articolo.

Intanto ricordo a tutti di non mancare all’appuntamento di domani sera (giovedì 11 febbraio) con l’evento organizzato  dall’Associazione Ciclo Stile: la RICICLETTA! 

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