Cretini, imbecilli, stupidi e matti

“…Al mondo ci sono i cretini, gli imbecilli, gli stupidi e i matti. […] Ciascuno di noi ogni tanto è cretino, imbecille, stupido o matto. Diciamo che la persona normale è quella che mescola in misura ragionevole tutte queste componenti, questi tipi ideali” […]
“…Ma torni alla sua tipologia. Cos’è il genio, Einstein, per dire?”
“Il genio è quello che fa giocare una componente in modo vertiginoso, nutrendola con altre […]
Allora. Il cretino non parla neppure, sbava, è spastico. Si pianta il gelato sulla fronte, per mancanza di coordinamento. Entra nella porta girevole per il verso opposto”
“Come fa?”
“Lui ci riesce. Per questo è cretino. Non ci interessa, lo riconosci subito, e non viene nelle case editrici. Lasciamolo lì.”
“Lasciamolo”
“Essere imbecilli è più complesso. E’ un comportamento sociale. L’imbecille è quello che parla sempre fuori dal bicchiere” “In che senso?” “Così […] Se vuole in termini comuni,è quello che fa la gaffe, che domanda come sta la sua bella signora al tipo che è stato appena abbandonato dalla moglie. Rendo l’idea?”
“Rende. Ne conosco”
“L’imbecille è molto richiesto, specie nelle occasioni mondane. Mette tutti in imbarazzo, ma poi offre occasioni di commento. Nella sua forma positiva, diventa diplomatico. […] Ma non ci interessa, non è mai creativo, lavora di riporto… L’imbecille non dice che il gatto abbaia, parla del gatto quando gli altri parlano del cane. Sbaglia le regole di conversazione e quando sbaglia è sublime. Credo che sia una razza in via d’estinzione, è un portatore di virtù eminentemente borghesi […]”
“E lo stupido?”
“Ah. Lo stupido non sbaglia nel comportamento. Sbaglia nel ragionamento. E’ quello che dice che tutti i cani sono animali domestici e tutti i cani abbaiano, ma anche i gatti sono animali domestici e quindi abbaiano. Oppure che tutti gli ateniesi sono mortali, tutti gli abitanti del Pireo sono mortali, quindi tutti gli abitanti del Pireo sono ateniesi.”
“Che è vero.”
“Sì, ma per caso. Lo stupido può anche dire una cosa giusta, ma per ragioni sbagliate.”
“Si possono dire cose sbagliate, basta che le ragioni siano giuste”
“Perdio. Altrimenti perchè faticare tanto ad essere animali razionali?”
“Tutte le grandi scimmie antropomorfe discendono da forme di vita inferiori, gli  uomini discendono da forme di vita inferiori, quindi gli uomini sono grandi scimmie antropomorfe.”
“Abbastanza buona. Siamo già sulla soglia in cui lei sospetta che qualche cosa non quadri, ma ci vuole un certo lavoro per dimostrare cosa e perché. Lo stupido è insidiosissimo. L’imbecille lo riconosci subito (per non parlare del cretino), mentre lo stupido ragiona quasi come te, salvo uno scarto infinitesimale. E’ un maestro di paralogismi. Non c’è salvezza per il redattore editoriale, dovrebbe spendere un’eternità. Si pubblicano molti libri stupidi perché di primo acchito ci convincono. Il redattore editoriale non è tenuto a riconoscere lo stupido […]
Eh sì, la stupidità ci circonda… e non siamo arrivati ai matti”
“Ci arrivo. Il matto lo riconosci subito. E’ uno stupido che non conosce trucchi. Lo stupido la sua tesi cerca di dimostrarla, ha una logica sbilenca ma ce l’ha. Il matto invece non si preoccupa di avere una logica, procede per cortocircuiti. Tutto per lui dimostra tutto. Il matto ha un’idea fissa, e tutto quel che trova gli va bene per confermarla. Il matto lo riconosci dalla libertà che si prende nei confronti del dovere di prova, dalla disponibilità a trovare illuminazioni…”
da “Il pendolo di Foucault”. Umberto Eco

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