Verità per Giulio Regeni

di Roberto Aureli

“È giunto il momento per gli alleati dell’Egitto, Stati Uniti compresi, di far capire una volta per tutte ad al-Sisi che gli abusi e i maltrattamenti che ha incoraggiato non saranno più tollerati”

 (New York Times, 11 Febbraio 2016).

 

Ogni governo dichiara la verità solamente quando non riesce ad elaborare una menzogna migliore.
In una dittatura militare, come quella di al-Sisi, diventa praticamente impossibile conoscere la verità, il suo entourage continua a sostenere che l’aereo russo schiantatosi in Sinai il 31 ottobre sia rimasto vittima di un guasto tecnico e non di un attentato terroristico, atteggiamento che ha spinto Mosca a interrompere da allora tutti i voli verso l’Egitto, nonostante l’ottimo rapporto tra Abdel Fattah al-Sisi e Vladimir Putin.

La tragedia di Giulio Regeni ha avuto inizio il 25 gennaio 2016 – quinto anniversario della rivolta di piazza Tahir – scomparso nel nulla per nove giorni è stato ritrovato cadavere lungo un’autostrada dopo essere stato torturato e seviziato. Le autorità egiziane hanno fornito fin dall’inizio versioni contrastanti : il procuratore ha dichiarato che il corpo recava tracce di torture, mentre il ministero dell’interno ha sostenuto che la morte fosse avvenuta a causa di un incidente d’auto.

La morte di Giulio urla all’Italia e all’Europa la situazione di migliaia di prigionieri politici in Egitto, l’utilizzo della tortura come pratica comune per piegare la dissidenza e che la polizia – braccio armato del potere politico – può agire in totale impunità.

Il nostro Presidente del Consiglio è stato il primo a ricevere al-Sisi dopo il colpo di Stato del 3 luglio, fornendo tramite le sue parole una legittimazione politica alla dittatura militare egiziana. Nel 2015 Renzi lodò al-Sisi definendolo “un grande dirigente” e che l’Egitto “sarà salvato dalla sua leadership”, nel comunicato della presidenza egiziana, che ha reso nota la conversazione tra i due presidenti, dopo la morte del ricercatore, l’essenziale riguardava la cooperazione tra i due paesi e la necessità di svilupparla.

Al-Sisi ha messo le basi per una nuova corsa all’oro, lanciando grandi progetti di infrastrutture: dai porti e zone industriali lungo il canale di Suez appena raddoppiato, ai fosfati estratti nel deserto occidentale, a un nuovo triangolo industriale tra i porti di Safaga ed el Quseir sul Mar Rosso e la città di Qena sul Nilo, fino a una nuova espansione urbana e industriale sulla costa mediterranea intorno a El Alamein e le imprese occidentali sperano di partecipare alla divisione della torta.

Per questo motivo Amnesty International e Repubblica hanno lanciato la campagna “Verità per Giulio Regeni”, una campagna di sensibilizzazione rivolta a tutti i luoghi della società civile per impedire che questo omicidio  sia insabbiato negli archivi di qualche procura o peggio uccidendo Giulio una seconda volta accettando, genuflessi, la “versione ufficiale del Cairo” in nome dei profitti promessi dalla realpolitik. 

 

 

Scarica il file dello striscione (412.17 KB) via Amnesty International 

 

 

 

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