“Non avrai altro Dio all’infuori di Aton”

di Massimiliano Vino – Riflessi storici

<< Dio disse a Mosè: “Io sono colui che sono!”. Poi disse: “Dirai agli Israeliti: Io-Sono mi ha mandato a voi” >> (Esodo 3,14)

Il Libro dell’Esodo è uno tra i più interessanti della Torah ebraica, in quanto segna una sorta di spartiacque. E’ infatti con questo libro che il Dio ebraico si “trasforma” in una divinità sanguinaria, tale da spingere il “Popolo Eletto” a passare a fil di spada tutti gli abitanti di Canaan.
Procediamo però con ordine provando a riordinare alcune delle principali teorie di ricostruzione storiografica degli eventi descritti nell’Esodo e provando, altresì, a ricercare in questi eventi la chiave per comprendere l’evoluzione della figura di Dio descritta nella Torah.

Punto di inizio per raccontare la storia dei rapporti tra gli Ebrei e l’Egitto, è capire se gli Ebrei siano effettivamente stati in Egitto. In proposito esistono due teorie, le quali si riagganciano efficacemente al tema dell’Esodo:

La prima teoria fa riferimento all’unico accenno delle fonti egiziane sulla presenza di popolazioni di origine semitiche (come gli Ebrei) in territorio egizio: queste popolazioni erano note come Hyksos ed invasero l’Egitto intorno al 1700 a.C. insediandosi sul Delta del Nilo e stabilendo la loro capitale ad Avaris (città sacra al Dio malvagio Seth). Il primo ad identificare gli Ebrei con gli Hyksos fu addirittura Erodoto nel V secolo, ed in questo senso più che di una fuga si trattò di una cacciata. Con la nascita del Nuovo Regno in Egitto, gli Hyksos furono infatti allontanati.
A non convincere di questa teoria è il fatto che gli Ebrei-Hyksos siano qui rappresentati come la classe dominante, anziché come una popolazione sottomessa all’Egitto. 

La seconda teoria, la più accreditata, fa leva sul termine stesso di Esodo, che originariamente aveva un’altra valenza. Secondo l’orientalista Mario Liverani si tratterebbe infatti di un termine facente parte di un “codice motorio” indicante non tanto lo spostamento di una popolazione, ma piuttosto un cambiamento di ordine politico. L’Esodo potrebbe essere quindi associato all’allentamento progressivo dell’influenza dell’Egitto sui territori dell’odierna Palestina, tali per cui anche la popolazione ebraica riuscì ad organizzarsi in un’entità politica autonoma.

Accettando per vera la seconda teoria bisognerebbe allora domandarsi per quale motivo gli Ebrei, tra tutte le popolazioni di Canaan, fossero l’unica di religione monoteista.

A tale proposito comprendere a fondo, o provare ad interpretare, un personaggio come Mosé può essere quanto mai esemplificativo. A tentare di far luce su Mosé è un’opera di Sigmund Freud, “L’uomo Mosé e la religione monoteistica” al quale farò costantemente riferimento da questo punto in avanti.
Tralasciamo il problema delle “piaghe d’Egitto”, che forse riprenderò in un secondo articolo, trattandosi di un tema ancora più complicato, per il quale sarebbe riduttivo un semplice riassunto. Secondo Freud, Mosè non era altro che un egiziano dedito al culto della divinità solare Aton. Aton era la divinità che sotto il regno di Amenhotep IV era stato innalzato ad unico Dio, del quale il Faraone si faceva custode e rappresentante sulla terra, tanto da cambiare il proprio nome in Akhenaton e da dedicare al Dio unico una nuova capitale d’Egitto, Akhet-Aton.

A supporto di questa teoria starebbero alcune interessanti similitudini tra il culto della religione ebraica e quello del Dio Aton:

Il credo ebraico, come è noto, recita “Shemà Israel Adonai Elohenu Adonai Ehad”. Se la somiglianza del nome dell’egizio Aton alla parola ebraica Adonai e al nome divino siriaco Adonis non è casuale, ma proviene da una vetusta unità di linguaggio e significato, così si potrebbe tradurre la formula ebraica: “Ascolta Israele il nostro Dio Aton (Adonai) è l’unico Dio”.

Mosè sarebbe dunque stato un egiziano seguace di Aton, che presumibilmente abbandonò l’Egitto a seguito della caduta di Akhenaton e della damnatio memoriae cui fu sottoposta la sua intera “rivoluzione spirituale”, per rifugiarsi nella terra di Canaan.

E non è tutto: secondo Freud questo Mosè non sarebbe altro che un primo Mosè, il quale sarebbe stato in seguito ucciso da alcuni suoi seguaci semiti ed egizi.

Da questo punto in avanti comincia la storia di un secondo Mosè, ovvero di un secondo “liberatore”: l’Aton misericordioso si tramutò in una divinità crudele, quella che sancì la sanguinosa ascesa d’Israele nella Terra di Canaan. Il secondo Mosè era, secondo Freud, un sacerdote adoratore di una divinità vulcanica e sanguinaria, forse anch’essa di origine egizia. Tale sacerdote avrebbe influenzato (facendo riferimento alla teoria di Liverani) le popolazioni semitiche già insediate in Canaan, tanto da spingerle alla guerra nei confronti dei vicini, una volta cessato il controllo dell’Egitto su questo territorio.

La storia degli Ebrei potrebbe allora porre il proprio punto di partenza proprio nell’Esodo. E’ solo in rapporto alla leggendaria partenza dall’Egitto che il culto della divinità unica trova, a livello storiografico, un retroterra di straordinaria ricchezza e fermento religioso, come poteva essere la rivoluzionaria azione di soppressione dei culti tradizionali, operata da Akhenaton.

In realtà però è la stessa religiosità egizia a presentare delle caratteristiche tali da potersi considerare la naturale “progenitrice” del monoteismo ebraico. Si pensi all’Arca dell’Alleanza, la quale presenta delle sorprendenti analogie con la “Barca degli Dèi” dei templi egizi. Si pensi inoltre alla Regola di Maat, che letta nella sua interezza presenta delle sorprendenti analogie con i Dieci Comandamenti:

Esodo, 20, 2-17

[7] Non pronunzierai invano il nome del Signore, tuo Dio, perché il Signore non lascerà impunito chi pronuncia il suo nome invano.

[13] Non uccidere.

[14] Non commettere adulterio.

[15] Non rubare.

[16] Non pronunciare falsa testimonianza contro il tuo prossimo.

[17] Non desiderare la casa del tuo prossimo. Non desiderare la moglie del tuo prossimo, né il suo schiavo, né la sua schiava, né il suo bue, né il suo asino, né alcuna cosa che appartenga al tuo prossimo.

Regola di Maat

Non uccidere e non permettere che nessuno lo faccia.
Non commettere adulterio.
Rispetta il prossimo.
Non rubare ciò che non ti appartiene.
Non nominare Dio invano.

Tra mito e storia, tra realtà e fantasie, la storia degli Ebrei ha sempre viaggiato su questo doppio filo, legandosi al destino di alcune tra le più importanti civiltà del mondo antico.
Se alcune delle supposizioni di Freud fossero definitivamente confermate significherebbe non soltanto che la storia dell’Ebraismo, ma anche quella di alcune delle sue naturali o meno naturali discendenza, vale a dire il Cristianesimo e l’Islam, deriverebbero da una vicenda di “eresia” nei confronti delle divinità tradizionali, tutta interna all’Egitto.

La “rivoluzione” di Akhenaton è un fatto, in sé, piuttosto insignificante nella millenaria storia dell’Antico Egitto, eppure, se approfondita, amplierebbe ulteriormente i già sorprendenti legami tra questa potente civiltà, fino all’’800 quasi sconosciuta, è la storia della stessa cultura dell’Occidente, modellata da un cristianesimo, figlio di un ebraismo strettamente legato alla religione dell’Antico Egitto.

Akhenaton in compagnia di Nefertiti e di loro figlio, sovrastati dal disco solare di Aton

Letture consigliate: Sigmund Freud “L’uomo Mosè e la religione monoteistica”

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