“La ragazza Carla” – La prima alienata della letteratura italiana

di Marta Palazzini

Elio Pagliarani, classe 1927, morto pochi anni fa, arrivò dopo il 1945 nella Milano distrutta dalle bombe del conflitto. Rimase subito affascinato dal dinamismo e dal movimento della città, entrando un poco alla volta nella vita milanese. La sua prima idea era quella di scrivere un soggetto per De Sica e Zavattini, grandi maestri del neorealismo (Sciuscià, Ladri di biciclette), ed è proprio da qui che parte l’idea de “La ragazza Carla”. Pagliarani lo ha scritto molto dopo, negli anni ’50, ambientando la storia però in un periodo ben preciso: le prime elezioni del 1948. Fu proprio Elio Vittorini ad accorgersi del talento di Pagliarani, che pubblicò sulla sua rivista le poesie del poemetto. 

Questo è l’inizio del dibattito svoltosi martedì 15 marzo, ore 17, presso Palazzo Tucci. L’evento aveva come titolo “La ragazza Carla. Un poema, una storia, un film”. Il regista della trasposizione cinematografica, Alberto Saibene, racconta di aver assistito numerose volte l’attrice Chiara Chiarelli (che reciterà nel film stesso) portare nei vari teatri italiani quest’opera letteraria. Fu proprio da lì che cominciò a immaginarsi la città di Milano e la storia di questa ragazza. Verrà anche dedicata alla pellicola una serata in Rai. Un film che si fonda da una parte recitata da Chiara Chiarelli, voce onnisciente della storia, con l’aggiunta della partecipazione di Elio, strutturata con video di repertorio di quegli anni, ’50 e ’60, accostati alle immagini della metropoli italiana dei giorni nostri e infine supportata dalle illustrazioni di Gabriella Giandelli che hanno una funziona drammaturgica.

Questa è la storia di Carla, una ragazza delle periferie, che vive con sua madre, vedova, sua sorella Nerina e suo marito, Angelo. In questa casa sembra non esserci più posto per lei, così decide di ascoltare il consiglio di sua madre e di cercare un lavoro; lo trova in una dattilografia, gestita dal signor Pratek, un personaggio piuttosto losco. Il signor Pratek, infatti, le mette le mani addosso; l’accaduto sembra far prendere a Carla la decisione di lasciare il lavoro, ma la madre, come in un romanzo manzoniano, le consiglia di andarsi a scusare, portando alla famiglia un mazzo di fiori. È una ragazza che ha 16 anni e ha le sue prime esperienze amorose: la prima con Piero, con cui però decide di non intraprendere una relazione, e poi con Aldo Lavagnino, impiegato anche lui nella sua stessa dattilografia. Carla esce di casa e attraversa la periferia di Milano: entra sola in un bar, è attirata da una mostra di pittura; decide poi di rincasare, quando è, forse, pronta per il nuovo lunedì di lavoro.

Sono intervenuti alla conversazione, così definita dal coordinatore dell’incontro Anton Giulio Mancino, i professori Andrea Rondini e Antonio Tricomi, che hanno dato entrambi una visione e uno spunto di riflessione differente del film, ma anche dell’opera stessa.

“La particolarità dell’opera sta nel fatto che Pagliarani, pur componendo un poemetto, non ricerca la voce onnisciente, ma annota una serie di voci corali, facendo così parlare i vari personaggi, tramite i veri linguaggi della modernizzazione degli anni ‘60”

questo su cui si sofferma il professor Tricomi, che aggiunge:

“mi sembra proprio che il tentativo letterario e linguistico sia ben rispecchiato dal film appena visto”.

Il professor Rondini, docente di letteratura italiana, si sofferma invece sul rapporto che c’è nella storia tra la protagonista, una giovane ragazza, e il lavoro:
Assistiamo nella storia a un iter di crescita, proprio come un bildungromance, della protagonista; l’aspetto formativo quindi, in cui il lavoro occupa una posizione rilevante. Allora non era poi un grande tema della narrativa italiana, come lo è oggi”.

E’ sottolineata quindi la modernità della tematica trattata nella storia, quasi tematica contemporanea, quella del precariato giovanile.

Ad ogni modo, bisogna evidenziare l’importanza che si vuole dare, sia nel romanzo sia nella pellicola, alla creazione di un soggetto universale, una ragazza che rappresenta tutte le ragazze di quell’età, tra i 16 e i 18 anni; nel film infatti la ragazza Carla non è una specifica attrice, ma ha varie facce, e rappresenta donne diverse. Questa è la grandezza del poemetto di Elio Pagliarani, che lo ha reso un formidabile soggetto per una pellicola cinematografica.

Questo lunedì comincia che si sveglia

presto, che indugia svagata nella piazza

prima di entrare in ufficio, che saluta

a testa alta “Buongiorno” con l’aggiunta

“a tutti”, che sorride cercando Aldo con gli occhi

che gli dice “Bella la ragazza e coma

attenta ai tuoi discorsi”, che incomincia – forse – il lavoro

fresca”

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