CENERENTOLA. Quante storie per una fiaba!

di Silvia Spurio

È giunta al termine la sesta edizione di Macerata Racconta, la festa del libro organizzata dall’associazione Contesto che dal 2 all’8 maggio ha animato la città con una ricchissima rassegna di eventi culturali.
Come ogni anno, tra gli appuntamenti in programma ci sono stati anche quelli dedicati ai più piccoli.
Abbiamo intervistato l’autrice Cinzia Carboni, che sabato 7 maggio è stata ospite al Museo della scuola “Ricca” per tenere una narrazione espressiva del suo libro “Cenerentola. Quante storie per una fiaba!” illustrato da Sabrina Spurio (Edizioni La Meraviglia).

Ciao Cinzia! Cenerentola è una delle fiabe più note ed amate dal pubblico. Com’è nata l’idea di questo volume? 
Ciao! L’idea del libro è nata dal festival sulle fiabe “Piceno d’autore junior & Favolà” che l’associazione culturale “I luoghi della scrittura” organizza ogni anno a San Benedetto del Tronto negli ultimi giorni di settembre. Viene scelta ogni volta una fiaba diversa della letteratura classica internazionale e quella del 2015 è stata, appunto, Cenerentola. Per realizzare il festival è necessario uno studio molto lungo della fiaba (che può durare anche più di un anno) che permetta di arrivare a conoscerla bene, per poterla poi divulgare ai bambini. In questo caso mi sono trovata di fronte ad una storia che era tante storie insieme, perciò mi sono entusiasmata così tanto che ho deciso che tutto questo studio non doveva andare perso, ma doveva essere raccolto in un libro.

Della sola storia di Cenerentola, infatti, esistono centinaia di varianti. Per il volume ne hai selezionate e riproposte sei…
Sì, in questo testo ho raccolto le “cenerentole” principali: egiziana, cinese, italiana, francese, tedesca e la celebre Cinderella di Walt Disney. Si è rivelato un lavoro molto più impegnativo di quello che poteva sembrare inizialmente, ma estremamente affascinante.

Nelle pagine introduttive del libro spieghi come in pochi conoscano l’origine delle fiabe ed i loro autori (c’è persino chi crede che le abbia inventate Walt Disney). Perché secondo te c’è tanta ignoranza in materia?
Perché siamo tutti un po’ superficiali e ci accontentiamo di quello che vediamo senza porci troppe domande, senza chiederci il perché delle cose. È questo il motivo che mi spinge a fare presentazioni di questo tipo: risvegliare la curiosità nei bambini. La fantasia è una cosa meravigliosa e necessaria, ma ho notato che la curiosità si sta un po’ spegnendo. Succede anche a me, eppure qualche volta è bello guardare un po’ più in profondità perché, come in questo caso, si può rimanere sbalorditi di fronte a quante cose ci sono da scoprire.

Ad esempio che l’Italia ha giocato un ruolo fondamentale nella storia e nella trasmissione di questa fiaba.
È così! Il primo a scriverne è stato il romano Claudio Eliano nel II sec d.C e successivamente, tra le versioni europee, la prima è stata quella di Giovan Battista Basile (1566-1632). Basile è autore de “Lo cunto de li cunti”, una ricchissima raccolta di fiabe scritte in napoletano e poi riprese in tutto il mondo. In seguito, se non ci fosse stato Benedetto Croce che ha tradotto e approfondito l’opera, questa non avrebbe ottenuto la dignità letteraria che invece meritava. E sarebbe stato un gran peccato.

Opera che, tra l’altro, ha ispirato il film del 2015 “Il racconto dei racconti” di Matteo Garrone, vincitore di ben 7 David di Donatello.
Esattamente!

La Cenerentola italiana e quella tedesca contengono dei dettagli particolarmente cruenti. Come reagiscono i bambini di fronte a queste versioni?
I bambini di oggi (purtroppo!) sono felicissimi di ascoltare le varianti più terribili dove si parla di sangue, tanto che quella tedesca l’ho lasciata nella sua prima versione, senza addolcirla. È un problema che si è sempre posto, anche nelle epoche passate: gli stessi Grimm sostenevano che c’era la necessità di non edulcorare le fiabe, per permettere al bambino di crescere anche attraverso le mostruosità della vita. Questa era la loro idea e ci sono stati tanti altri a pensarla così, ma altrettanti a pensarla diversamente ed io sono tra questi ultimi. Secondo me i bimbi devono godersi la fanciullezza in maniera serena.

Quale delle sei versioni è la preferita dei più piccoli e perché?
Quella ambientata nell’Antico Egitto che ha come protagonista Rodopi: sono affascinati dal luogo e dai personaggi, come il faraone e l’aquila.

E tu quale preferisci?
Rodopi ha sicuramente il suo fascino ma, proprio per la riscoperta che ne ho fatto e di cui vado fiera, preferisco la versione di Basile, anche perché l’ho conosciuta in napoletano ed è particolarmente divertente. Purtroppo per chi non conosce il dialetto è quasi incomprensibile e con la traduzione in italiana si perde un po’, ma se ci si mette ad analizzarla bene alla fine si comprendono le battute che l’autore fa… e sono da ridere a crepapelle!

Fiabe come quella di Cenerentola sono state spesso accusate di trasmettere alle bambine dei messaggi sbagliati sulla figura della donna. Cosa ne pensi a proposito? E quali sono invece, secondo te, i valori di questa storia?
Credo che sia nell’indole umana voler sempre trovare il peggio anche nelle cose migliori. Io sono dell’idea che Cenerentola trasmetta dei valori meravigliosi, come quelli della bontà e della gentilezza, che non devono assolutamente essere scambiati per una debolezza, anzi! In questa fiaba la figura della donna non viene sminuita, ma esaltata nella sua femminilità, educazione e forza d’animo. È bello poter sapere che essendo buoni e gentili, nonostante non sia sempre così facile, col tempo si è persone migliori.

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