Immigrazione, integrazione, sicurezza: le nuove sfide dell’Europa viste da Massimo D’Alema

13151669_1147251961993764_4759878357780278918_nImmigrazione, integrazione e sicurezza, oltre ad una rapida appendice sul referendum confermativo di ottobre sulla riforma costituzionale voluta dal governo presieduto da Matteo Renzi.

Sono questi gli argomenti trattati da Massimo D’Alema nell’incontro organizzato dal Dipartimento di Scienze politiche, della Comunicazione e delle Relazioni internazionali dell’Università degli Studi di Macerata.

Nella sua lunga militanza politica, D’Alema è stato deputato per sette legislature: è entrato in Parlamento del 1987 ed è stato, nel bene e nel male, uno dei protagonisti della vita politica del nostro paese. Primo Ministro a cavallo tra il 1998 ed il 2000, ha, inoltre, ricoperto la carica di Ministro degli affari esteri e vicepresidente del Consiglio nel secondo governo Prodi ed è stato Presidente del Comitato parlamentare per la sicurezza della Repubblica (COPASIR).

Oggi, invece, dopo aver rinunciato al seggio in Parlamento in seguito alla vittoria di Pier Luigi Bersani alle elezioni primarie di Italia Bene Comune, D’Alema presiede Italianieuropei, fondazione di cultura politica accreditata quale uno tra i think tank politici più rilevanti.

Ed è proprio in questa veste che, venerdì scorso, l’aula Magna dell’ateneo maceratese ha aperto le sue porte al primo ex comunista ad arrivare a Palazzo Chigi. Introdotto dal professor Gianluca Busilacchi (docente di Sociologia del welfare europeo presso l’ateneo locale), e preceduto dai saluti del professor Luigi Lacchè (Rettore dell’Università di Macerata) e del professor Francesco Adornato (Direttore del Dipartimento di Scienze politiche, della Comunicazione e delle Relazioni internazionali), D’Alema ha dialogato con Chiara Paduano, giornalista del TGR Marche. Una bella chiacchierata, due ore dense nelle quali sono state affrontate le questioni più delicate che l’Europa è chiamata ad affrontare.

Stretta tra le spinte nazionaliste e la costruzione di muri che nulla hanno a che vedere con l’idea di Altiero Spinelli, l’Europa vede il suo futuro sempre più nebuloso ed incerto.

Il pensiero di D’Alema, in merito, non è molto lontano dalle parole che Laura Boldrini ha pronunciato pochi mesi fa nel suo incontro all’Università di Macerata.

Italian Minister for Foreign Affairs Massimo D'Alema

Un discorso, quello dell’ex segretario e presidente dei Democratici di Sinistra, lucido e puntuale. D’Alema sposa le parole di Papa Francesco, che dovrebbero spronare la politica a fare di più ed a fare meglio. Bergoglio parla di una terza guerra mondiale in corso, e D’Alema non nasconde le forti responsabilità dell’Occidente sui troppi conflitti in giro per il mondo che creano ed alimentano il fenomeno dei rifugiati. Alle porte dell’Europa bussa una massa sempre più corposa di donne e di uomini, di bambine e di bambini che scappa dalla fame e dalla povertà, in cerca di un futuro migliore. D’Alema non tace neanche quando si tratta di mettere a nudo le mancanze della nostra legislazione; sia in materia di concessione del diritto d’asilo, sia per quanto riguarda le legge Bossi – Fini. Non sono mancate le stoccate a chi, oggi, alimenta (e, spesso, distorce) il dibattito pubblico: se la polemica con Alfano per la mancata cancellazione del reato di clandestinità resta più lieve, quella con Matteo Salvini si fa più forte e marcata: in un paese che si rivela incapace di distinguere le bufale dalle notizie, ed in cui la percezione dei fenomeni (soprattutto quando si parla di migrazione) è nettamente diversa dalla realtà dei fatti, possono bastare i freddi numeri a smontare le folli teorie di Salvini. Volendo ridurre la questione al solo lato economico, se – come auspicano i vari Salvini e Meloni – gli immigrati tornassero a casa loro, il primo effetto sarebbe l’impossibilità, per lo Stato italiano, di pagare le pensioni ai cittadini italiani. Ci si ricorda dei migranti solo quando vengono chiamati a pagare tasse e contributi fondamentali per l’equilibrio delle nostre finanze. La ricetta di D’Alema per un’Europa più sicura ed accogliente è quella di concedere pieni diritti ai migranti: da qui, ad esempio, l’idea di prevedere la possibilità di donare l’otto per mille alla comunità islamica, o la possibilità che lo Stato costruisca luoghi di culto dedicati ai musulmani.

Quando parla delle recenti elezioni austriache, D’Alema mette in guardia dai pericoli di una sinistra che, quando rinuncia ai suoi ideali e sposa le politiche dei suoi avversari, viene abbandonata dal suo popolo: molto banalmente, se la sinistra non fa la sinistra, vince la destra. Una considerazione semplice e vera, che, però, lascia spazio ad un quesito a cui, probabilmente, sarà impossibile rispondere: è vero che una sinistra che fugge dalle sue idee è perdente. Ma, limitando l’osservazione all’Italia, viene da chiedersi quante e quali siano le responsabilità di Massimo D’Alema, di fronte ad una sinistra che, incapace di fare il suo mestiere, ha aperto varchi sempre più difficili da chiudere alle destre ed a chi, oggi, rifiuta l’Europa come possibile unione democratica dei popoli del continente.

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