Welfare e immigrati – Macerata

In un recente rapporto la regione Marche si colloca come ottava regione per la presenza di stranieri nel proprio territorio, con i suoi 142.152 immigrati. Solo nella provincia di Macerata oltre il 10% della popolazione è straniera e si contano oltre 26mila permessi di soggiorno rilasciati o rinnovati: su 42.731 abitanti ben 4.183 sono di paesi esteri, europei o extra-europei. Macerata infatti è al 26° posto tra le 110 province italiane in cui vi è la più alta incidenza nella popolazione nella regione. Dal recente rapporto Istat emerge la netta presenza di persone provenienti dall’est, rumeni, macedoni, albanesi, poi le comunità pakistane e marocchine. E questi sono dati sicuramente in crescita considerando la rilevazione di questi durante gli scorsi anni (2014-2015).

Cercando di analizzare questi dati e considerando il fenomeno in costante crescita soprattutto nella nostra comunità, credo sia necessario rispondere in maniera adeguata e pertinente alla questione, e non superficialmente con un “Se ne tornino a casa loro”. Ebbene, soltanto nella nostra regione è emerso che l’8,5% delle imprese sono straniere, che quindi fanno economia reale sul nostro territorio, pagando le tasse e i contributi. Per questo, a mio parere, dovremmo cercare di riflettere sulla concreta possibilità che l’immigrazione oggi, come fenomeno globale, ci offre.

Queste statistiche inoltre considerano solamente gli immigrati regolari aventi il permesso di soggiorno; dobbiamo per questo aggiungere numeri significati alla stima. Che cosa permette concretamente la realizzazione di tutto questo? Le politiche del welfare: queste sono le uniche che possono creare un tessuto sociale, volto all’inclusione e all’integrazione. Nella regione Marche vi è una legge che regola tale sistema, la legge regionale 1 dicembre 2014, che si propone di concretizzare la legge 328, ovvero la legge quadro volta alla realizzazione del sistema integrato di interventi e servizi sociali. Legge che si rivolge proprio a interventi, tra i tanti, per il contrasto della povertà e del disagio sociale (favorendo l’accesso al lavoro, promuovendo reti di solidarietà, coordinando i soggetti sociali più difficili). Questa legge prevede inoltre l’attivazione di specifici fondi volti alla realizzazione del contrasto alla povertà: il fondo specifico per il disagio e l’inclusione sociale, il fondo per lo sviluppo e la promozione di cooperazioni sociali, fondi persino per oratori e religiosi, che sicuramente dovrebbero essere i primi a dare una mano nell’integrazione.

Nella nostra città questo è sicuramente un tema caldo e riacceso progressivamente anche da eventi di attualità: il recente scossone del quartiere Corneto dato dalla decisione di spostare l’associazione Acsim nell’ex studentato E.r.s.u.; così come la più recente proposta dell’orto per gli immigrati, sempre nella stessa zona; fino ad arrivare all’increscioso avvenimento al Mark Hotel di Frontignano di Ussita, dove sono state trovate tracce di gasolio e bruciate oltre nove stanze, dopo che il proprietario si era reso disponibile all’accoglienza dei profughi in un’infrastruttura ormai dimenticata.

Che cosa se non le politiche del welfare dovrebbero valorizzare questi progetti, volti alla riqualificazione degli spazi urbani e al contrasto della povertà? Se guardiamo Macerata nella sua totalità quanti edifici, oggi, si trovano vuoti e senza nessuna utilità? Non potrebbero essere proprio questi edifici ad accogliere il gran numero di immigrati presente nella nostra città, non solo con dormitori, ma attraverso stanze che potrebbero essere classi/ laboratori? Faccio riferimento a spazi come l’ex segreteria studenti dell’Università di Macerata in via Piave: oltre sei piani di palazzo lasciati completamente al degrado; oppure proprio all’ex studentato in via Piani, zona Corneto; e quanti altri ancora.

Tutto ciò significherebbe una maggiore occupazione anche per i lavoratori italiani stessi: professori di italiano, storia, educazione civica; per non parlare di agenti immobiliare che tentano da anni di vendere o affittare quegli spazi; lo stesso vale per gli spazi comunali. È questo che rende l’integrazione reale e affrontabile anche economicamente, perché un domani queste persone lavoreranno e contribuiranno all’economia della nostra città e della nostra regione. Per il momento le leggi ci sono, resta solo di applicarle! 

 

Immigrati mc

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