Cosa significa essere un giornalista italiano in Cina – L’esperienza di Gabriele Battaglia

di Maria Paola Tesei e Luca Luciani

La cultura del calcio, il proliferarsi di birrerie, le aspettative delle nuove generazioni: questi sono alcuni degli spunti di discussione sorti durante l’incontro con il giornalista Gabriele Battaglia, direttore di China Files, e Daniele Massaccesi, professore di lingua cinese dell’Unimc, tenutosi il 19 Maggio presso l’Istituto Confucio di Macerata, dal titolo “La grande transizione cinese: esperienze di un giornalista nella Cina di Xi Jining”.

Durante la conferenza si è voluto illustrare la situazione del giornalismo occidentale ed in particolare italiano nella Cina odierna.
Iniziamo andando a conoscere il protagonista della conferenza: Gabriele Battaglia.
Gabriele Battaglia vive stabilmente a Pechino da 5 anni. Dopo aver lavorato per PeaceReporter (che ora è diventato “E” il mensile di Emergency),  Battaglia ha iniziato a collaborare con China Files di cui è attualmente direttore. Oggi opera anche come corrispondente di Radio popolare.

Battaglia ci spiega che China Files è nata dall’esigenza di raccontare la Cina in modo diverso: infatti nel 2008 in Italia si descriveva la situazione della Cina in modo molto superficiale, spesso riproponendo le solite notizie (molte volte addirittura copiate) riguardanti quasi sempre le stesse tematiche: il sistema economico e il tema dei diritti umani (es. la censura). La particolarità di C.F è invece quella di raccontare la Cina sotto ogni aspetto, analizzando le questioni sempre da un punto di vista interno.

E’ così che dal 2009 China Files si sta evolvendo, diventando un vero punto di riferimento per tutti coloro che hanno interesse nel conoscere la Cina a 360 gradi.

Ma com’è essere un giornalista straniero in Cina?
Innanzitutto, per essere considerato “giornalista” in Cina, bisogna essere accreditato da una testata riconosciuta dal Ministero degli esteri cinese. Successivamente bisogna fare domanda come corrispondente.
Battaglia ci spiega come il giornalista straniero in Cina deve continuamente misurarsi con le istituzioni cinesi: a ogni corrispondente infatti, viene affiancato almeno un funzionario cinese incaricato di controllarlo.
Non manca naturalmente chi decide di intraprendere una carriera giornalistica “illegale” in Cina (e che quindi scrive articoli senza dichiarare il proprio status o senza essere considerato un giornalista dalle autorità). Nonostante quelle che possono sembrare delle restrizioni, accettare le regole cinesi risulta essere molto più conveniente per il giornalista: con un funzionario affianco infatti, si ha la possibilità di essere tutelati e aiutati.
B. ha regalato anche un assaggio degli equivoci che si possono creare, parlando al pubblico della sua diretta esperienza con questi funzionari. Questi controllori, o “angeli custodi”, a seconda di come la si vuol vedere, nel suo personale caso non sono stati degli spaventosi burocrati, ma dei ragazzi non più che 30enni, con fare gentile, pieni di ambizioni ed aspettative.

B. ci fa capire inoltre che gli articoli redatti in lingua italiana (o più in generale in lingue che non siano l’inglese o il francese) risultano quasi sempre invisibili a livello internazionale. Gli articoli in inglese e in francese, infatti, avendo una gittata maggiore, sono gli unici che vengono veramente letti e considerati dalle autorità cinesi.

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L’Istituto Confucio, attivo nella nostra città fin dal 2011, è il segno di una vicinanza culturale e di un rapporto di amicizia molto evidenti tra la città di Macerata e la Cina. Oggi possiamo dire che quest’intesa che si è creata tra i due paesi è destinata ad evolversi in modo sempre più duraturo: è infatti previsto a breve un gemellaggio della città di Macerata con la città cinese di Taicang! A darci la notizia è il prof. Daniele Massaccesi dell’Università di Macerata.

 

 

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