Verso un nuovo Statuto dei lavoratori: Maurizio Landini a Macerata

Il tema del lavoro è stato al centro dell’attività politica della giornata di lunedì 13 giugno nel territorio della provincia di Macerata.

Nelle prime ore della giornata, infatti, il Ministro del Lavoro – Giuliano Poletti – è stato ospite dell’ITIS “Enrico Mattei” di Recanati. A seguire, nel tardo pomeriggio, Maurizio Landini, segretario nazionale della FIOM, è intervenuto in un dibattito organizzato dalla camera del lavoro di Macerata per discutere della Carta per i diritti universali del lavoro e dell’annessa campagna referendaria, che vede tra i suoi protagonisti la CGIL stessa, attiva, in modo particolare, per i quesiti del referendum contro la Buona Scuola.

La visita di Poletti a Recanati è stata salutata dalla contestazione di un gruppo di studenti, che ha distribuito un volantino con la biografia “politicamente scorretta” del Ministro, già Presidente di LegaCoop. Al suo nome, infatti, si lega una delle leggi più controverse dell’attuale esecutivo: quel Jobs Act che contribuisce ad una ridefinizione, in senso peggiorativo, dei principi di garanzia del diritto del lavoro italiano.

13312763_1013322392069350_8661553555584170597_nMaurizio Landini, a Piediripa, ha approfondito proprio questo quadro all’interno di una più ampia riflessione. Preceduto dagli interventi di Daniel Taddei (segretario provinciale della CGIL), di Lorenzo Marconi (segretario provinciale dell’ANPI) e dal saluto dell’onorevole Lara Ricciatti (deputata di Sinistra Italiana), Landini ha aperto il suo intervento parlando della riforma costituzionale su cui il popolo italiano sarà chiamato ad esprimersi ad ottobre.

A chi millanta come tale provvedimento riguardi solo la seconda parte della Costituzione, il segretario della FIOM spiega, invece, come ciò non sia vero: la riforma voluta da Matteo Renzi, non riscrive i principi fondamentali; tuttavia, modificare in modo enorme e sostanziale la seconda parte (quella organizzativa) significa incidere sulle modalità con le quali i primi cinquantaquattro articoli della Carta Costituzionale verranno attuati. Dunque, una riscrittura più incisiva che formale, che, a giudizio di Landini, va respinta con un secco no.

“L’Italia è una Repubblica democratica fondata sul lavoro”, recita l’articolo 1 della Costituzione. La prima, amara, considerazione che muove dalla lettura di queste parole è che le fondamenta della nostra Repubblica sono assolutamente precarie ed instabili, se non addirittura assenti.

Il Jobs Act, celebrato da Matteo Renzi come una rivoluzione copernicana del mondo del lavoro, non sta fornendo i risultati sperati: nei primi tre mesi del 2016, la differenza tra i nuovi contratti di lavoro a tempo indeterminato e quelli cessati è diminuita di oltre il 70% rispetto al 2015, a causa della rimodulazione dei contributi pubblici. Aumenta, invece, l’utilizzo dei voucher.

481827_133862970103545_270979525_nCosa resta, nei fatti, dello Statuto dei lavoratori?

Quella legge, fortemente voluta dall’allora Ministro del Lavoro Giacomo Brodolini, è stata approvata da un Parlamento composto da numerose sensibilità politiche, molte delle quali favorevoli all’approvazione di quella legge.

Quel Parlamento, dunque, era fortemente rappresentativo della società italiana. Si può dire lo stesso delle camere elette tre anni fa? Oggi l’astensionismo raggiunge percentuali notevoli, allarmanti per chi vede nella partecipazione alla consultazione elettorale un parametro dello stato di salute di una democrazia rappresentativa. L’abnorme premio di maggioranza, previsto dalla legge elettorale Italicum – che ripropone molti dei vizi del Porcellum – svilisce il grado di rappresentatività del Parlamento nel paese. Nessuno degli oltre novecento parlamentari, inoltre, è stato eletto con un programma elettorale che prevedesse l’approvazione dei provvedimenti che sono stati votati negli ultimi tempi: dalla riforma costituzionale al Jobs Act, dalla Buona Scuola alla recentissima proposta sulla flessibilità in uscita in materia di pensioni. Il dibattito parlamentare, infine, è strozzato dall’abuso dei voti di fiducia richiesti dall’esecutivo.

In un simile scenario, caratterizzato – peraltro – da un deficit di spazi democratici, il sindacato si rinnova ed utilizza pratiche mai adoperate prime: dall’adesione ai referendum sociali sulla scuola, alla raccolta firme per una legga di iniziativa popolare per l’introduzione della Carta dei diritti universali del lavoro.

La riunificazione del mondo del lavoro, oggi diviso (e quindi debole), è la questione prioritaria nell’agenda del sindacato. Si sta affermando un nuovo paradigma culturale, tale per cui lavorare è diventato un privilegio per cui ringraziare il datore di lavoro. Non è un caso, forse, che oggi il sindacato chieda alle aziende di non applicare le leggi, quando prevedono condizioni svantaggiose per le lavoratrici ed i lavoratori. Il ricatto di Marchionne sembrava un caso isolato ed irripetibile, ma la realtà è che oggi numerose imprese spingono per superare il contratto nazionale e mantenere un unico livello di contrattazione: quello aziendale.

In un presente dove lo Statuto dei lavoratori e l’applicazione della Costituzione nelle fabbriche sono negati, risulta più urgente e necessario invertire la rotta. È accettabile l’idea che si possa entrare in una tabaccheria e comprare un pacchetto di sigarette, un accendino ed un buono lavoro da 10,00 €? La risposta, ancora una volta, si trova nella nostra Costituzione.

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