Chi ha paura della cannabis?

piante-di-marijuana“Non è il momento”, “le priorità sono altre”. Quante volte, quando il dibattito politico si sposta su temi apparentemente secondari, le risposte tendono a sviare il confronto, senza entrare nel merito delle proposte? Il risultato di un simile approccio è un paese poco informato su molte questioni, con una legislazione arretrata, non in linea con i tempi e con quella degli altri paesi.
È il caso, per fare uno tra i troppi esempi possibili, delle droghe leggere. Mentre cresce il numero degli stati che abbandonano la linea proibizionista in materia di cannabis (si contano, tra gli altri, numerosi stati degli USA, l’Uruguay di Pepe Mujica ed altri Paesi europei), la legislazione italiana è ferma alla legge n. 309 del 1990, visto che le modifiche introdotte nel 2006 dal governo Berlusconi sono state dichiarate illegittime dalla Corte Costituzionale.
La proposta di legge sulla legalizzazione della cannabis e dei suoi derivati è approdata alla camera a luglio, grazie all’iniziativa di Sinistra Italiana – Sinistra Ecologia Libertà. La discussione riprenderà in questi giorni. Nel frattempo, nel Parlamento italiano si è costituito un intergruppo parlamentare che sposa le giuste ragioni di questo provvedimento.
Il testo in discussione rivede le disposizioni relative a possesso, coltivazione e vendita di cannabis. Ogni persona può avere fino a cinque grammi di cannabis per uso ricreativo e può tenerne fino a quindici nella propria abitazione. È possibile coltivare fino a cinque piante, previa comunicazione all’Ufficio regionale dei Monopoli competente. La vendita è ammessa con l’autorizzazione dell’Agenzia delle Dogane, e solo in locali appositamente dedicati.
In questo modo, il mercato (legale) della cannabis entrerebbe nel mirino dello Stato. Le mafie si vedrebbero private dei proventi relativi al traffico di stupefacenti. La Direzione Nazionale Antimafia ha denunciato il fallimento dell’azione repressiva e l’impossibilità di aumentare gli sforzi per combattere la diffusione dei cannabinoidi. Anche Raffaele Cantone, presidente dell’Autorità nazionale anticorruzione, ha affiancato la DNA nella richiesta di una legalizzazione intelligente della cannabis. In questo modo, si libererebbero risorse (umane ed economiche) che potrebbero essere utilizzate in altri settori, quale, ad esempio, quello della lotta al traffico delle droghe pesanti.
Le casse statali si arricchirebbero di un importo che oscillerebbe tra i 6 e gli 8 miliardi di euro annui (fonte: Università degli Studi di Messina) da reinvestire per potenziare il welfare e lottare contro le dipendenze; l’Università La Sapienza, inoltre, quantifica in 2 miliardi di euro i risparmi che si otterrebbero dal taglio delle spese di polizia, magistratura e carceri.
Secondo Coldiretti, inoltre, produzione, commercializzazione ed indotto porterebbero circa 10.000 nuovi posti di lavoro.
La proposta di legge, poi, snellisce le procedure burocratiche per produrre ed ottenere la cannabis a scopi terapeutici (il Ministero della Salute stima in un numero compreso tra i 600 ed i 900 mila quello dei pazienti che gioverebbero di questo provvedimento); e prevede che il 5% dei proventi ottenuti sia destinato al finanziamento di campagne di prevenzione e per la lotta alla droga.
intergruppo-cannabis-legale-300x135Insomma: se si parla di marijuana, l’antiproibizionismo – come si può leggere le manifesto dell’intergruppo parlamentare – è una scelta che porta vantaggi sul piano sociale, sanitario, fiscale e del contrasto alle organizzazioni criminali.
È ora, dunque, che l’Italia si attivi e segua l’esempio dei paesi (non pochi) che hanno regolamentato produzione, vendita e consumo della cannabis.
A chi, nel 2016, fa ancora paura uno spinello?

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