“Non potete fermare il vento, gli fate solo perdere tempo”. Intervista ai candidati di Officina Universitaria

di Michele Verolo e Marta Palazzini

Mancano pochi giorni all’appuntamento con le elezioni studentesche.
Due anni fa, Officina Universitaria ha avuto un risultato molto positivo, affermandosi con il 47% dei voti ed entrando in numerosi organi dell’ateneo con un ruolo da protagonista.
La conclusione di questo biennio è un momento buono per fare il bilancio di questa esperienza ed ascoltare i propositi con i quali viene rilanciata la sfida per i prossimi due anni.
Insomma, Officina Universitaria non lascia, ma raddoppia. Abbiamo incontrato Gianluca D’Orsaneo (candidato al Consiglio di Dipartimento di Scienze Politiche, della Comunicazione e delle Relazioni Internazionali), Martina Di Cesare (candidata al Consiglio degli Studenti, al Consiglio di Dipartimento di Studi Umanistici ed al Consiglio Unificato di lauree in Lingue e culture moderne) e Chiara Recchioni (candidata al Senato Accademico, al Consiglio degli Studenti, al Consiglio di Dipartimento di Giurisprudenza ed al Consiglio Unificato delle lauree in Servizio Sociale). Ne è uscita fuori questa intervista fatta insieme a Marta Palazzini, nella quale Gianluca, Martina e Chiara ci hanno presentato la loro associazione – Officina Universitaria – e la loro idea di università che vorranno mettere in pratica nei prossimi due anni.

15232282_1157588224289453_5897846778642287721_nPresentate la vostra associazione. Cosa vi contraddistingue rispetto alle altre liste?
Chiara: quello che ci distingue dalle altre liste è la vicinanza reale agli studenti: siamo studenti e non ci dimentichiamo mai di esserlo. Ho aderito ad Officina Universitaria perché in questa associazione ho trovato studenti, e non ragazzi di partito. Essere sempre a stretto contatto la comunità studentesca ci consente di garantire una rappresentanza migliore, perché ci sentiamo e ci poniamo allo stesso livello dei ragazzi che vogliamo rappresentare. E lanciamo proposte che non si limitano al mondo accademico ed universitario in senso stretto.

Perché uno studente dovrebbe dare fiducia ad Officina Universitaria?
Gianluca: Officina Universitaria è un’associazione che fa del pluralismo un suo punto di forza.
Chiara: condivido, ed aggiungo che aderiamo ai valori della sinistra senza rispondere alle logiche di qualche partito. Officina Universitaria è una casa grande che sa accogliere tutte le anime della sinistra: da quelle più moderate a quelle più radicali. Questo, a mio modo di vedere, è un vantaggio, perché ci consente di parlare ad un numero maggiore di studenti, e la nostra azione ne trae grandi benefici.

Quali rapporti avete con i candidati delle liste concorrenti?
Gianluca: gli studenti della Run sono molto attivi.
Martina: utilizzano strumenti simili ai nostri ed abbiamo la stessa idea di campagna elettorale.
Chiara: rivolgo un caloroso in bocca al lupo ad entrambe le liste.

Le elezioni imminenti ci spingono a fare un bilancio del biennio che sta per chiudersi. Quali obiettivi sono stati rispettati e quali, invece, sono ancora da raggiungere?
Chiara: molti punti del programma con cui ci siamo presentati alle elezioni del 2014 sono stati realizzati. Oggi come allora, la questione degli spazi è centrale. Per certi aspetti, lo è ancora di più alla luce del terremoto dei mesi scorsi. Due anni, comunque, sono pochi per realizzare un programma denso e corposo come quello del 2014. Alcuni punti sono stati realizzati, ma altri sono da rilanciare e proporre nuovamente. Assieme agli spazi, un altro tema chiave della campagna elettorale del 2014, che torna anche oggi, è quello dei trasporti. Grazie a Ticket to Ride, ora è possibile acquistare i biglietti per l’autobus urbano direttamente alla fermata. Questa richiesta ci è stata avanzata soprattutto dai ragazzi che studiano a Vallebona. La questione dei trasporti non va abbandonata, poiché riteniamo che ci siano margini di miglioramento ulteriori per potenziare quanto di buono è già stato fatto. Chiediamo, ad esempio, che il servizio navetta offerto dall’Ersu sia intensificato: oggi sono attive solo tre tratte che coprono una fascia oraria limitata. Così com’è oggi, tale servizio è poco utile, ed andrebbe migliorato per poter raggiungere facilmente studentati, biblioteche, facoltà e mense. Siamo stati gli unici, poi, a muoverci con l’Ersu sulla questione delle borse di studio: tema particolarmente caldo, ma attorno al quale abbiamo registrato il sostanziale immobilismo delle altre liste. Alcuni obiettivi sono stati raggiunti, ma si può fare di più. Ci siamo scontrati con problemi di natura burocratica che ci hanno impedito di rispondere pienamente a questo problema. L’iter, su questi temi, non è così immediato. Infine, tornando al tema dei trasporti, abbiamo favorito la formazione di un tavolo tecnico tra l’università e Trenitalia grazie al quale, oggi, è stata introdotta una linea Jazz che collega Macerata e Civitanova Marche. Su questo argomento, pochi giorni fa, ho avuto una piccola discussione con una ragazza della Run, secondo la quale le nostre proposte su questo tema sono strumentali e mirano soltanto a favorire i nostri genitori che lavorano in Trenitalia. Ora, posto che nessuno di noi ha parenti che lavorano in Trenitalia (ma la cosa, ovviamente, non rappresenterebbe un problema), questa discussione fotografa la nostra idea di rappresentanza, che non vive soltanto dentro le mura dell’università, ma si apre al mondo esterno. È chiaro che servono aule più grandi, il potenziamento della rete Wi-Fi, prese nuove e quant’altro. Lo studente, però, non vive solo all’università, ma deve essere un protagonista della vita cittadina.

“Macerata città universitaria”: cosa significa, per voi?
Chiara: due anni fa abbiamo avanzato la proposta di istituire un consigliere comunale aggiunto, per portare le istanze degli studenti in comune. L’iter è quasi giunto al termine: manca soltanto la delibera della Giunta comunale. Macerata vive grazie agli studenti: si è visto anche in occasione del terremoto. Una nostra associata (Roberta Battinelli) fa parte del Consiglio delle Donne: riteniamo che anche questo sia un piccolo contributo che possiamo dare per rafforzare la presenza degli studenti in comune e per offrire un ulteriore punto di contatto tra queste due realtà. Qui, forse, emerge una nostra pecca: l’incapacità di pubblicizzare al meglio i risultati che otteniamo. Le altre associazioni dicono che il nostro programma è assurdo. Io non credo: parlo quotidianamente con gli studenti; molti mi dicono di essere soddisfatti. Le accuse arrivano da chi parla per partito preso. In ogni caso, invitiamo tutti a partecipare alle nostre riunioni del martedì sera. Sono pubbliche, e rappresentano un momento per capire come le nostre proposte siano sempre ragionate. Serve molto impegno per metterle in pratica, è vero. Ma non abbiamo paura. Quest’anno, l’università ha registrato un notevole incremento di matricole. È un trend che ci soddisfa, ma va mantenuto senza cullarsi sugli allori. Ci piace pensare che non si scelga l’università solo per la qualità della didattica, ma anche per i pregi della città nella quale si decide di spendere una fetta importante della nostra vita.

Torniamo alla questione degli spazi. Qual è il vostro piano sulle aule autogestite?
Chiara: sarebbe bellissimo ricavare almeno un’aula in ogni dipartimento. Per ora, puntiamo a partire dai poli principali (Giurisprudenza e Palazzo Ugolini). Disporre di un’aula autogestita può essere estremamente importante per favorire la partecipazione degli studenti. Siamo perfettamente consapevoli che gli spazi sono pochi. Molte volte, poi, vengono pure utilizzati male. Alcuni studenti non hanno spazio per fare lezione perché le aule sono affollatissime. Può essere sufficiente una gestione mirata. Se, ad esempio, si stilasse un calendario con le ore di lezione e le aule occupate, uno studente potrebbe chiedere in portineria la disponibilità e l’utilizzo di un’aula vuota per studiare. A questo scopo, può essere sufficiente un’operazione d’intesa con i consigli di dipartimento e di classe.

Rispetto alle elezioni del 2014, quanti sono i candidati nuovi?
Chiara: quasi tutti, più di quindici. Durante questi due anni, si è registrato un bel ricambio generazionale, necessario per far vivere l’associazione e portare una ventata di freschezza e rinnovamento. Dal 2007 ad oggi, Officina Universitaria si è evoluta. È cambiata, riuscendo sempre a stare al passo con i tempi senza perdere mai la capacità di essere un’associazione viva, attrattiva e dinamica.
Martina: quando ti avvicini al mondo dell’associazionismo, bussi alla porta di quella che senti più vicina a te. Devo dire che, dentro Officina Universitaria, mi sono sempre sentita a mio agio. Si respira un’aria di libertà: nessuno ti punta il dito contro se la pensi diversamente. Siamo un’associazione aperta, non una specie di setta.
Gianluca: siamo una grande famiglia. Ferma restando l’importanza dei ragazzi più esperti, non ci sono gerarchie predefinite, e questo aspetto mi piace molto. Credo che Officina Universitaria sia l’associazione più vicina ai ragazzi.

Come intendete muovervi all’interno dei singoli dipartimenti?
Martina: a Lingue, ad esempio, ci sono molti problemi con i lettorati. I lettori mp3 vengono attaccati a casse che non si sentono. Molti laboratori linguistici sono inutilizzati. Sono problematiche che possono ostacolare una formazione di qualità; il livello di lingua che raggiungiamo può risentirne. Chi studia Mediazione linguistica, invece, ha a disposizione il polo Pantaleoni per le sue attività.
Chiara: gli studenti hanno un punto di riferimento costante nei loro rappresentanti. Vogliamo avere un approccio dinamico, maggiormente funzionale, che ci consenta di entrare in contatto diretto con studenti. Nessuno meglio dello studente che lo vive può mettere a fuoco il problema. Questo discorso è figlio delle nostre esperienze passate. Il passato è un nostro punto di forza. Le nostre proposte sono figlie di ciò che viviamo e che sappiamo di poter portare avanti.

Quali proposte avete in merito all’orientamento all’uscita?
Chiara: è prioritario migliorare l’esperienza del tirocinio, che rappresenta un momento importante per la nostra formazione. Proponiamo la creazione di una banca dati con le valutazioni dei tirocini fatte dagli studenti, così da evitare esperienze poco formative. Va snellita la burocrazia necessaria per attivare uno stage. Il Career day va potenziato. È uno dei primi contatti tra lo studente ed il mondo del lavoro. Perché viene fatto fuori Macerata? L’ultima edizione si è svolta a Civitanova Marche, una scelta che ha finito per penalizzare molti studenti che hanno rinunciato a partecipare. Sarebbe opportuno che si creassero più momenti di confronto con il mondo del lavoro, oltre al Career day. Le convenzioni per i tirocini vanno migliorate e potenziate: perché non creiamo un database con le convenzioni aperte, per verificarne l’evoluzione? Sarebbe molto utile, poi, organizzare iniziative con i rappresentanti del mondo del lavoro. Io studio Servizi sociali ed ho la possibilità di partecipare a convegni a cui interviene almeno un assistente sociale. È un momento molto formativo. Ancora, il progetto I care va potenziato anche in uscita. Va valorizzata la figura del tutor d’ateneo. È un lavoro da portare avanti nei consigli di dipartimento e, soprattutto, nei consigli di classe. Abbiamo molte risorse da sfruttare e valorizzare. L’università ha potenzialità davvero incredibili. Dobbiamo e vogliamo essere messi in grado di sfruttarle.
Gianluca: molti non conoscono questo aspetto della vita universitaria. Mi è capitato di parlare con ragazzi che non sono a conoscenza della possibilità di usufruire di una borsa di studio, o che non sanno delle imminenti elezioni studentesche. Faccio un altro esempio. Molte volte, troppe volte, i ragazzi scelgono l’università a loro più comoda e vicina, prestando poca attenzione alla qualità della facoltà e degli insegnamenti. Sarebbe bello se l’università avesse voglia di farsi conoscere anche fuori regione. Io, ad esempio, tornerei nella mia scuola e nei miei territori per far conoscere un’università virtuosa come questa. La testimonianza di chi vive questa realtà è importante.
Chiara: l’associazionismo è una componente della vita universitaria a cui non viene data l’importanza che merita. È un’esperienza stancante, ma altamente gratificante. La vittoria di due anni fa non ha cambiato il nostro rapporto diretto con studenti. Obiettivo Studenti e Run, invece, sono inquadrati in schemi più rigidi e formali.

Quali proposte avete per migliorare l’integrazione degli studenti a Macerata?
Chiara: vorremmo ottenere una sede più centrale (oggi siamo ospiti dell’Anpi, in via Verdi) e più fruibile dagli studenti che potrebbero avere alternative alle aule universitarie per organizzare attività di autoformazione. Penso, ad esempio, alle lettura di poesie, a convegni su temi di attualità, o ad altre iniziative a sfondo culturale. Ancora: sarebbe bellissimo poter organizzare una vetrina di esposizione per i talenti degli studenti, dando loro la possibilità di esprimersi. Tutti i talenti, nessuno escluso: dai cantanti ai cabarettisti. Vogliamo realizzare questa integrazione mostrando alla città chi è lo studente. Pensiamo, infine, a sconti sui biglietti del teatro, del cinema e dello Sferisterio.

Ultima domanda: qual è il vostro auspicio per le elezioni di mercoledì e giovedì?
Chiara: ci auguriamo che le elezioni vadano al meglio e che emerga la dinamicità della nostra realtà e la nostra vicinanza agli studenti. Siamo studenti che lavorano per gli studenti. Ci vediamo al Dam per una birra, ed anche quella può essere un’occasione utile per parlare di noi, delle nostre idee e di quello che stiamo facendo. E lo facciamo sempre col sorriso sulle labbra.

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