L’uso pubblico della Ragione nell’era di Internet

Uno dei cardini del pensiero di Kant è la rivendicazione della libertà di pensiero, tema che trova la massima espressione nello scritto “Risposta alla domanda: che cos’è l’Illuminismo?”, vero e proprio testamento spirituale dell’epoca.

In quest’opera l’Illuminismo viene descritto come “l’uscita dell’uomo dallo stato di minorità che egli deve imputare a sé stesso”. In questo modo Kant caratterizza anche la maggior parte degli umani che, pur nati liberi, sono considerati “minorenni”: condizione dovuta alla comodità di non assumersi le proprie responsabilità o alla viltà di vivere nella menzogna. Questa condizione, che è una scelta volontaria del cittadino, si trasforma nella facilità per le classi dominanti ad erigersi a tutori della comunità.

Questo stato di minorità è imputabile solamente all’uomo stesso, che non ha trovato né il coraggio né la passione per inseguire il sapere. La soluzione per uscire da questo stato di “minorità” è sintetizzata nel motto latino “Sapere aude!: la ragione è il motore primo di ogni pensiero, nonché unico strumento per il perfezionamento dell’uomo e della sua condizione. A questo punto dell’analisi Kant distingue l’uso “pubblico” della ragione in opposizione all’uso “privato”: con “uso privato” non si intendono i legami individuali in opposizione a quelli comunitari, ma alla struttura comunitario-istituzionale che determina l’identificazione particolare; mentre l’utilizzo “pubblico” viene inquadrato come l’esercizio della Ragione messo in atto dal libero cittadino.

Possiamo applicare questa distinzione kantiana a Internet e agli altri “nuovi” media divisi tra il loro “uso pubblico” e il crescente controllo “privato”; come ad esempio la tendenza ad organizzare il cyberspazio in clouds: in questo modo i dati vengono separati dagli utenti che non hanno più bisogno di competenza o capacità di controllo sull’infrastruttura tecnologica che supporta il lavoro.

Per far funzionare un cloud è necessario un sistema di controllo e monitoraggio che ne controlli il funzionamento celato – per definizione – all’utente. Quindi più l’oggetto tecnologico è personalizzato e di facile utilizzo, più l’intero sistema deve basarsi sul fatto che il lavoro viene svolto altrove.

In altre parole, se l’esperienza tecnologica è non alienata e fluida, è più sottoposta al controllo privato di aziende e governi.

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