Intervista ai Camillas

Vieni a sapere che ci sono i Camillas a Macerata, più precisamente alla Spulla il nuovo locale/negozio in via Armaroli, e sei gasatissimo. “Dai facciamo un’intervista”, “ma sei sicuro?”
“ma sì! Mica rifiuteranno”; allora li contatto e viene fuori che anche loro sono presi bene per questa cosa, “ci risentiamo qualche giorno prima per metterci d’accordo?” “va bene”, saluti baci e carezze.

Parto con l’idea di fare una chiacchierata tranquilla davanti a un caffè, però mi dicono che loro arrivano alle 18 e 30 per iniziare il soundcheck e io già mi maledico che proprio a quell’ora devo andare in pizzeria: la gente ha fame e io gli porto la pizza. Missionario.
Mi tranquillizzano “Va bene anche dopo! Saremo più sudati ed esagitati, ma diremo cose più vere!”, tra sudore e odore di pizza si parla meglio. Arrivo a concerto già iniziato (la gente a volte ha veramente tanta fame) e loro sono lì belli carichi, volume al massimo, adrenalina a palla e voglia di far divertire: il pubblico li segue, balla e scherza con loro; la “scaletta” è vasta e si prende quasi tre ore di tempo, ma ne vale davvero la pena.

A fine concerto riusciamo a beccarci, ma fare un’intervista come vorrebbe la tradizione è quasi impossibile e allora la cosa si trasforma in una chiacchierata con Zagor, mentre Ruben aiuta a rimettere in ordine, la prima domanda mi viene su quasi spontanea:
come si arriva a Pesaro partendo da Pordenone? “molto lentamente e andando piano, senza correre”, “Pordenone è una città con una storia di musica importante, da qui è partito negli anni 70 il movimento Great Complotto sotto la spinta del punk inglese”, una scena punk e new wave totalmente differente da quelle presenti all’epoca in Italia, “pensa che qui sono nati gruppi come HitlerSS e Tampax, che sono riusciti anche a suonare a Londra”
e allora come mai il bisogno di andare via?
“a un certo punto cominciava a stare un po’ stretta, avevamo voglia di cambiare”.

Parliamo un po’ di “Tennis d’Amor”, il vostro quinto album ,
e perché avete fatto passare così tanto tempo tra un di disco e l’altro ?
“abbiamo cambiato modo di registrare, gli album precedenti hanno avuto un processo di lavorazione più lungo e più elaborato , con “Tennis d’amor” abbiamo provato a cambiare un po’, provando a registrare in presa diretta” e comunque “non è che si siamo mai veramente fermati, dopo “Costa Brava” c’è stato X-Marillas inciso con gli X-Mary, e poi abbiamo pubblicato un libro “La rivolta dello zuccherificio” (edito da Il Saggiatore).”
Il discorso poi si sposta, sui tour“un periodo ci smuovevamo in macchina, poi per andare a fare un concerto in Svizzera abbiamo preso il treno e da lì si è deciso di non cambiare più: treno tutta la vita”– e sui concerti “non riusciamo a separare le due cose, per noi l’incisione dell’album e i concerti vanno di pari passo, non facciamo come molti che prima fanno un disco e poi un tour, perché tra le due cose passa tanto tempo, e quindi proporre una canzone mesi dopo averla registrata non ci piace, ci suonerebbe diversa: per questo concepiamo i dischi come un “riassunto” di quanto fatto nei live”.
Gli chiedo se dopo la partecipazione ad Italia’s got talent non avevano paura di essere riconosciuti solo come quelli “della canzone del bisonte”, “il rischio ci può stare, ma tutto poi dipende da come concepisci un live, se vuoi fare musica di legno o qualcosa di vero, di divertente. Se qualcuno cominciasse a chiederci solo la canzone del bisonte, noi non la suoneremmo, non abbiamo un obbligo. Ci tengo a dire che per noi quella di IGT è stata un’esperienza molto positiva, vissuta con tranquillità e con gioco”
divertirsi sul palco per poter divertire il pubblico? “Certo, se non ci divertiamo noi per primi diventa tutto più difficile. Ci sono le eccezioni, non sempre riesci ad essere empatico con chi ti sta davanti, ma cerchi sempre di suscitare qualcosa.”

Far emozionare il pubblico divertendosi, senza però sentirsi in obbligo con qualcuno o qualcosa; alla fine si riduce tutto a questo. Loro, I Camillas, ci riescono sempre.

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